I furti d'auto rappresentano una vera e propria piaga sociale ed economica per la provincia di Foggia. Questa è stata la netta dichiarazione del procuratore capo di Foggia, Enrico Infante, durante la conferenza stampa tenutasi il 26 settembre 2026. L'incontro con la stampa ha fatto luce su una complessa indagine che ha portato all'esecuzione di fermi per un'associazione dedita alla ricettazione e al riciclaggio di autovetture rubate, con attività concentrate tra Stornara, Foggia e Orta Nova.
Le parole del procuratore Infante hanno sottolineato la gravità del fenomeno, posizionando il territorio foggiano ai vertici delle classifiche nazionali per l'incidenza di questi reati, al pari di altre aree problematiche come la provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT) e quella di Napoli.
Un contesto di alta criminalità che ha ripercussioni dirette anche sulle tasche dei cittadini, come evidenziato dal procuratore stesso, con un aumento significativo delle tariffe assicurative per gli automobilisti residenti in queste zone.
L'operazione, condotta dalla Polizia Stradale, ha avuto un momento cruciale il 22 settembre 2026, quando sono stati eseguiti i fermi. Successivamente, il 24 settembre, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha convalidato gli arresti, disponendo la custodia cautelare in carcere per otto indagati. Il decreto di fermo complessivo riguardava dodici persone; tuttavia, quattro di esse risultano attualmente irreperibili, sfuggite alle maglie della giustizia.
La filiera criminale e il mercato illecito delle auto rubate
L'inchiesta ha permesso di smascherare l'esistenza di un'associazione per delinquere strutturata, il cui scopo era la ricettazione e il riciclaggio sistematico di veicoli rubati. Gli investigatori hanno ricostruito meticolosamente l'intera filiera criminale, un processo articolato in diverse fasi ben definite e organizzate.
Il primo passaggio prevedeva la movimentazione e l'occultamento dei veicoli sottratti. Successivamente, le auto venivano trasportate in siti specificamente adibiti allo smontaggio, dove venivano "cannibalizzate". Qui, i componenti venivano accuratamente separati e stoccati, pronti per essere reimmessi nel mercato illecito dei pezzi di ricambio.
L'ultima fase, cruciale per eliminare ogni traccia, consisteva nella distruzione e compattazione delle scocche, alterando e cancellando definitivamente gli elementi identificativi dei mezzi originali.
Le indagini hanno documentato ben 46 episodi di riciclaggio, fornendo un quadro chiaro della portata delle attività illecite. Un contributo fondamentale alla ricostruzione dei fatti è arrivato anche dall'utilizzo di telecamere di sorveglianza, installate strategicamente nelle aree dove le auto rubate venivano smantellate, permettendo di acquisire prove inconfutabili. Il procuratore Infante ha ribadito l'esistenza di un vero e proprio circuito economico illecito che alimenta questo fenomeno: "I furti d'auto prosperano in quanto c'è un vero e proprio mercato dietro", ha dichiarato, evidenziando come la domanda di pezzi di ricambio a basso costo sia il motore di questa criminalità organizzata.
Tra gli indagati coinvolti nel provvedimento eseguito dalla Polizia Stradale figurano sia cittadini italiani che stranieri, questi ultimi prevalentemente di origine africana, a testimonianza della natura composita e transnazionale dell'organizzazione criminale. Gli otto soggetti rintracciati e fermati il 22 settembre 2026 sono ora in carcere, in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari.