Si apre lunedì 28 settembre 2026, davanti alla Corte d’appello di Roma, un nuovo capitolo nel processo sui presunti falsi Picasso. Il procedimento, di notevole risonanza, riguarda ben 51 opere attribuite al celebre artista, sequestrate nel 2017 a Marcello Santelia, un collezionista di 77 anni originario di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno.

Santelia, già condannato in primo grado a un anno e otto mesi di reclusione per i reati di detenzione di opere contraffatte e ricettazione di opere d’arte, comparirà nuovamente davanti ai giudici della seconda sezione penale.

Sarà assistito dai suoi legali, gli avvocati Salvatore Nocera e Giuseppe Spagnuolo, in una vicenda che ha avuto inizio con il tentativo di esportare e vendere un quadro attribuito a Pablo Picasso a Dubai.

La genesi del fascicolo risale infatti alla richiesta di autorizzazione presentata da Santelia al Ministero della Cultura per portare l’opera fuori dal territorio italiano. L’amministrazione, seguendo le procedure previste, aveva richiesto un parere sulla genuinità del dipinto alla prestigiosa Fondazione Picasso. La risposta della Fondazione fu chiara e inequivocabile: il quadro era stato dichiarato falso e recava una firma apocrifa. A seguito di questa perizia, le forze dell’ordine, i Carabinieri, erano intervenute, scoprendo e sequestrando nell’abitazione di Santelia l’intera collezione di opere, tutte attribuite al maestro spagnolo.

Il primo grado e la superperizia che ha orientato la sentenza

Nel giudizio di primo grado, il processo si era svolto con rito abbreviato condizionato, presieduto dal giudice per l’udienza preliminare (GUP) di Roma, Francesco Patrone. La sentenza di condanna era stata emessa sulla base di una superperizia approfondita, affidata congiuntamente a un’esperta storica dell’arte e a tre grafologi. Il procedimento aveva esaminato i reati contestati di detenzione di opere contraffatte e ricettazione di opere d’arte, tutti strettamente collegati alla vasta collezione sequestrata dopo gli accertamenti iniziali sull’opera destinata al mercato di Dubai.

La difesa di Santelia, tuttavia, contesta fermamente l’impostazione accusatoria, sostenendo che la provenienza delle opere sia da ricondurre alla figura di Giovanni Santelia, padre dell’imputato e noto mercante d’arte.

Lucio Ronca, curatore della collezione, ha ribadito questa posizione, spiegando che Marcello Santelia è semplicemente un erede del padre. Ronca ha inoltre espresso la chiara speranza che, in sede di appello, le opere possano essere riconosciute come autografe del grande artista Pablo Picasso, ribaltando così le conclusioni del primo grado.

La procedura di esportazione delle opere d'arte

La richiesta presentata al Ministero della Cultura per l’opera che si intendeva esportare rientra nelle rigorose procedure di controllo sulla circolazione dei beni artistici. Gli uffici preposti all'esportazione sono fondamentali per la tutela del patrimonio culturale e garantiscono che solo opere autentiche e legalmente detenute possano lasciare il paese, prevenendo il traffico illecito e la dispersione di beni di valore.