Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, è intervenuto il 21 settembre 2026 per affrontare il tema degli ordini impartiti dai boss dal carcere. La sua proposta è l'installazione di jammer negli istituti penitenziari quale strumento di contrasto efficace. Il riferimento è alle comunicazioni non autorizzate che avvengono dai penitenziari, spesso tramite apparati in grado di disturbare i segnali radio.
Gratteri ha evidenziato come il fenomeno delle comunicazioni illecite sia richiamato da oltre dieci anni, sottolineando la necessità di contrastarlo attivamente con l'impiego di jammer nelle carceri.
Il procuratore ha dichiarato: «In questo momento si sta sperimentando un jammer in un carcere», precisando che il nome dell'istituto non viene divulgato per motivi di sicurezza.
La Sperimentazione dei Jammer in Carcere
Il punto focale dell'intervento di Gratteri riguarda la sperimentazione già in corso in un carcere italiano. Il procuratore ha collegato questa iniziativa alla possibilità di estendere l'impiego dei jammer in tutti gli istituti penitenziari, esprimendo un chiaro auspicio: «Spero che questo sia l'inizio di inserire jammer in tutte le carceri». L'obiettivo primario di questa misura è impedire ai boss di continuare a trasmettere ordini dall'interno dei penitenziari, contrastando l'uso di telefoni non autorizzati e le comunicazioni illecite dei detenuti.
I jammer sono, per loro natura, dispositivi di disturbo radio. Sono specificamente progettati per bloccare le comunicazioni cellulari attraverso l'emissione di segnali che interferiscono attivamente con le trasmissioni. Nel contesto carcerario, la loro funzione è cruciale per il contrasto delle comunicazioni illecite dei detenuti e per prevenire l'uso di telefoni non autorizzati all'interno delle strutture.
Aspetti Tecnici e Legali dei Jammer
Sul piano tecnico, i disturbatori di segnale presentano una caratteristica fondamentale: non distinguono tra comunicazioni legittime e illegittime quando operano nel proprio raggio d'azione. Possono incidere indiscriminatamente su comunicazioni GSM, LTE, Wi-Fi e Bluetooth.
Se non configurati con limitiadeguati e precisi, esiste il rischio concreto che possano interferire anche con servizi vitali come le chiamate di emergenza, i dispositivi medici che utilizzano tecnologie wireless, i sistemi di videosorveglianza e le reti interne basate su frequenze radio.
Il quadro normativo che disciplina l'uso di questi apparati è il Codice delle comunicazioni elettroniche, specificamente il decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259. L'impiego di dispositivi che emettono onde radio è soggetto a requisiti stringenti, richiedendo l'ottenimento di titoli e autorizzazioni specifiche prima della loro attivazione.