Lo studio legale Ingroia ha formalmente presentato opposizione alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta riguardante la tragica morte di Simona Cinà, giovane e promettente pallavolista, il cui nome è stato riportato anche come Simona Scinà. La ragazza è deceduta in circostanze ancora da chiarire all'interno di una piscina a Bagheria, nel Palermitano, durante una festa di laurea svoltasi nella notte tra l’1 e il 2 agosto 2025. Questa importante mossa legale, annunciata a Palermo il 13 settembre 2026, si contrappone fermamente alla posizione della Procura di Termini Imerese, che ha avanzato l’ipotesi del decesso come un tragico incidente.
A sostegno di tale ricostruzione, gli inquirenti hanno evidenziato l’assenza di ferite sul corpo della giovane e un tasso alcolico elevato riscontrato post-mortem, elementi che, a loro avviso, rafforzerebbero la tesi dell'annegamento accidentale.
I familiari di Simona Cinà, tuttavia, hanno sin da subito contestato con forza e determinazione la ricostruzione che la giovane possa essere morta per annegamento accidentale. L’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione è stato depositato attraverso i legali che assistono la famiglia, i quali intendono portare avanti la loro battaglia per la verità. Per fare chiarezza sulla loro posizione e per illustrare in dettaglio le motivazioni alla base di questa contestazione, lo studio Ingroia ha indetto una conferenza stampa.
L'appuntamento è fissato per domani, alle ore 16, presso la sede di via Marchese di Villabianca 209. L’obiettivo dichiarato è quello di “illustrare gli aspetti di fondamentale importanza” che, secondo la famiglia e i loro avvocati, sono cruciali per la ricostruzione della verità sull'accaduto. All’incontro parteciperanno gli avvocati Antonio Ingroia e Paolo Ingroia, membri del collegio difensivo, insieme ai familiari della giovane vittima, decisi a non arrendersi nella loro ricerca di giustizia e chiarezza.
La ferma contestazione della famiglia e la richiesta di giustizia
La famiglia di Simona Cinà ha espresso e intende continuare a manifestare la propria profonda amarezza per il mancato accertamento della verità sulla morte della figlia, un dolore che perdura da oltre un anno.
Attraverso la comunicazione ufficiale relativa alla convocazione della conferenza stampa, i familiari hanno ribadito con fermezza di non volersi rassegnare a una “fredda ed assurda archiviazione” del caso, che non preveda l’individuazione di responsabilità. Questa determinazione arriva a oltre un anno di distanza dalla tragica scomparsa della pallavolista, avvenuta nella piscina di una villa a Bagheria, proprio durante i festeggiamenti di una festa di laurea. La loro incessante battaglia legale mira a mantenere viva l'inchiesta, affinché ogni dettaglio possa essere esaminato con la massima attenzione e si possa giungere a una conclusione che soddisfi pienamente la loro sete di chiarezza e giustizia per Simona.
Dall’altro lato, la Procura di Termini Imerese ha argomentato che la tesi dell’omicidio appare debole e poco sostenibile, basandosi su un ulteriore elemento emerso nel corso delle indagini preliminari. Alla festa, infatti, erano presenti oltre trenta persone e, secondo la valutazione degli inquirenti, una colluttazione significativa difficilmente sarebbe passata inosservata in un contesto con un numero così elevato di testimoni. Il quadro generale delineato nella richiesta di archiviazione rimane dunque saldamente ancorato all’ipotesi dell’incidente, considerata la più plausibile dagli investigatori. Ciononostante, la famiglia di Simona continua a contestare con veemenza questa conclusione, chiedendo con insistenza che il procedimento giudiziario non venga chiuso nei termini proposti dalla Procura, ma che prosegua per approfondire ogni possibile scenario e accertare ogni eventuale responsabilità, per onorare la memoria della giovane.