La Procura di Larino ha formalizzato la richiesta di una proroga delle indagini sul complesso caso di Pietracatella, che vede al centro l'avvelenamento fatale da ricina di Sara Di Vita e di sua madre, Antonella Di Ielsi. Le due donne sono decedute a fine dicembre in circostanze ancora da chiarire. La richiesta, che sarà presentata al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) nei prossimi giorni, mira a ottenere un'estensione di ulteriori sei mesi per approfondire gli accertamenti.
Il fascicolo, aperto a marzo 2026 con l'ipotesi di duplice omicidio premeditato e tuttora contro ignoti, si trova in una fase cruciale.
I sei mesi inizialmente previsti per le indagini preliminari sono infatti in scadenza. L'accoglimento della proroga sposterebbe il termine ultimo per le investigazioni a marzo 2027. Questa estensione è ritenuta indispensabile per la prosecuzione delle numerose attività ancora in corso e per consentire ai consulenti italiani e tedeschi di completare il loro lavoro.
Gli accertamenti in corso e le collaborazioni internazionali
Al centro del procedimento investigativo rimangono gli esami approfonditi su alimenti, sangue e reperti sequestrati. Una parte significativa di queste analisi di laboratorio è affidata al prestigioso Robert Koch Institute di Berlino, un punto di riferimento internazionale per gli accertamenti collegati alla ricina.
Il completamento di queste perizie specialistiche è uno degli elementi chiave che motivano la richiesta di proroga avanzata dalla Procura di Larino.
Nel medesimo fascicolo per duplice omicidio premeditato è confluita anche l'indagine iniziale, avviata a fine dicembre dalla Procura di Campobasso con l'ipotesi di omicidio colposo. Questo filone investigativo riguarda la posizione di cinque medici indagati, in relazione agli accessi ospedalieri delle vittime successivi ai primi malori. L'inchiesta principale, tuttavia, continua a procedere contro ignoti, mantenendo come fulcro l'evento dell'avvelenamento da ricina che ha causato la morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi.
La ricina: caratteristiche e diagnostica secondo gli esperti
A fornire un quadro tecnico sulla tossina è il Robert Koch-Institut, che ha pubblicato una dettagliata guida per medici sulla gestione dei casi sospetti di intossicazione da ricina. Il documento, aggiornato al 16 marzo 2026, descrive la ricina come una potente tossina vegetale, estratta dai semi della pianta Ricinus communis, e specifica che può presentarsi in diverse forme, inclusa polvere o soluzioni. Un aspetto fondamentale evidenziato dalla guida è che le intossicazioni da ricina non si trasmettono da persona a persona, escludendo quindi il rischio di contagio diretto.
La medesima guida del Robert Koch-Institut illustra le diverse manifestazioni dei sintomi in base alla via di esposizione, indicando possibili contatti per via inalatoria, parenterale, orale e cutanea, quest'ultima in presenza di pelle non integra.
Per la diagnostica di laboratorio, il documento elenca una vasta gamma di materiali biologici utili per l'analisi, tra cui siero, tessuti, contenuto gastrico, liquido di lavanda gastrica, urine, feci e vomito. La raccolta e l'analisi di questi campioni sono cruciali per gli accertamenti tecnici in corso, in particolare quelli su sangue e altri fluidi corporei, fornendo elementi essenziali per la ricostruzione dei fatti.