Valter Lavitola ha rilasciato dichiarazioni spontanee il 7 settembre 2026 davanti ai giudici del Riesame a Roma, nell'ambito dell'udienza cruciale per la richiesta dei suoi difensori, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, volta a ottenere gli arresti domiciliari. La misura alternativa alla detenzione è stata specificamente indicata in una casa situata in Basilicata, nella piena disponibilità dell'indagato. Al termine della discussione, il tribunale del Riesame si è riservato la decisione finale sulla richiesta avanzata dalla difesa.
Nel corso di questa importante udienza, i legali di Lavitola hanno riferito che il loro assistito ha esplicitamente collegato il suo rapporto con il giornalista Sigfrido Ranucci a una profonda possibilità di riabilitazione personale.
Lavitola ha descritto il legame di amicizia con Ranucci come un'opportunità significativa per un “riscatto sociale per me”, evidenziando il valore che attribuiva a questa relazione. Questa dichiarazione si inserisce in modo strategico nel più ampio quadro difensivo presentato ai giudici, i quali sono chiamati a esprimersi sulla complessa posizione cautelare dell'indagato.
La richiesta di domiciliari e le argomentazioni della difesa
I difensori di Valter Lavitola hanno formalmente richiesto che il loro assistito possa lasciare la struttura carceraria per essere sottoposto alla misura degli arresti domiciliari presso l'abitazione individuata in Basilicata. Prima dell'inizio dell'udienza, l'avvocato Sergio Cola aveva già anticipato che Lavitola avrebbe partecipato in videocollegamento dal carcere romano di Rebibbia e che avrebbe scelto di rendere dichiarazioni spontanee.
Il legale aveva inoltre annunciato la presentazione di una corposa memoria difensiva, composta da 72 pagine, e la discussione di diverse e specifiche questioni di diritto sottoposte all'attenzione dei giudici.
Tra le principali questioni giuridiche sollevate dalla difesa figurano l'asserita inefficacia dell'ordinanza di custodia cautelare, la contestazione della competenza territoriale della Procura di Roma e la messa in discussione dell'aggravante del metodo mafioso, contestata nell'impianto accusatorio. I difensori hanno altresì sostenuto con fermezza l'assenza delle attuali esigenze cautelari, in particolare negando il pericolo di fuga per l'indagato e il rischio di inquinamento probatorio.
Il Tribunale del Riesame, come precedentemente indicato, non ha emesso una decisione immediata, preferendo riservarsi di pronunciarsi sulla delicata richiesta di domiciliari in un secondo momento.
Le dichiarazioni di Lavitola sull'attentato a Sigfrido Ranucci
Nelle sue dichiarazioni spontanee, Valter Lavitola ha sostenuto con forza di aver agito “per proteggere Ranucci da un attentato”, affermando di essere stato in possesso di notizie precise riguardo a un possibile e imminente pericolo per l'incolumità del giornalista. Ha inoltre ribadito la necessità impellente di tutelare Ranucci e ha riferito di averlo contattato assiduamente per un periodo di due mesi, immediatamente dopo i fatti avvenuti a ottobre, proprio per sollecitare un rafforzamento delle misure di scorta a sua protezione.
Il procedimento giudiziario al centro di questa vicenda riguarda, infatti, l'attentato subito dal conduttore del programma televisivo Report, Sigfrido Ranucci, evento che si è verificato nel comune di Pomezia, in provincia di Roma, nell'ottobre del 2025.
Gli avvocati Sergio e Arturo Cola hanno, infine, contestato con decisione il movente politico attribuito all'azione del loro assistito, cercando di smontare questa specifica ipotesi formulata dall'accusa.