Dopo quasi un secolo di attività, l'unica edicola di Lipari ha chiuso i battenti nella sua sede storica. La famiglia Belletti, giunta alla terza generazione e attiva dal 1928, ha dovuto cessare l'attività a causa di un affitto insostenibile. Il titolare, Domenico Belletti, 80 anni, ha lasciato i locali di corso Vittorio Emanuele poiché il canone mensile di 3.000 euro non era più sostenibile per l'esercizio.

Nonostante la chiusura della sede fissa, il servizio non si è interrotto del tutto. Belletti ha trasformato il suo furgoncino rosso in una piccola edicola itinerante.

Caricando quotidiani, riviste e libri, continua a raggiungere residenti e turisti, mantenendo così una forma mobile del servizio che per anni ha operato nel centro di Lipari.

Impegno e valore culturale per le Eolie

La scelta di Belletti di proseguire l'attività è dettata da un forte senso di responsabilità verso l'isola. "Non voglio togliere un servizio a Lipari", ha dichiarato, spiegando come il passaggio dal locale fisso al furgone sia nato dalla necessità di continuare dopo l'uscita dalla sede storica. Il titolare, che tra due mesi compirà 81 anni, affronta questa sfida quotidiana con dedizione, nonostante la maggiore fatica fisica.

L'edicola Belletti non era solo un punto vendita di giornali e riviste, ma un importante punto di riferimento culturale per le Isole Eolie, offrendo libri e pubblicazioni sulla loro storia e natura, anche in lingua straniera.

La sua storia affonda le radici in un'epoca in cui i giornali arrivavano sull'isola tramite barche a remi, un profondo legame con le tradizioni locali.

La chiusura della sede storica di questo esercizio commerciale, gestito dalla famiglia Belletti per tre generazioni, rappresenta la fine di un'era. Il trasferimento sul furgoncino rosso è un tentativo di "resistere", come affermato da Belletti, che lamenta l'assenza di aiuti concreti dalle istituzioni, nonostante i messaggi di solidarietà. Questa vicenda si inserisce nel contesto dell'arcipelago delle Eolie, a nord della Sicilia, che con i suoi 115 chilometri di estensione, perde un pezzo significativo della sua identità e un presidio di cultura, sebbene l'iniziativa del furgoncino cerchi di mitigarne l'impatto.