A Terlizzi, in provincia di Bari, la sagrestia della parrocchia di San Gioacchino ospita il doposcuola “Mille culture”, frequentato da una ventina di studenti italiani e stranieri. L’iniziativa coinvolge bambini dai sei ai tredici anni e nasce negli ambienti della chiesa, trasformati in uno spazio per compiti, studio, merenda e socialità. Tra i piccoli partecipanti ci sono Francesco, che ha sei anni e impara a scrivere il suo nome; Alicia, anche lei di sei anni, arrivata da Cuba; e Riad, coetaneo giunto dal Marocco.

Il progetto è legato a Simona Tamborra e a don Michele Stragapede, parroco della comunità dedicata a San Gioacchino.

Sulle pareti dello spazio si trovano impronte colorate di piccole mani e, poco più in là, una foto di don Tonino Bello, richiamato per la “convivialità delle differenze”. Tamborra descrive così l’impostazione del doposcuola: “Qui sono solo bambini che imparano, studiano e crescono”.

Il progetto “Mille culture” nato nel 2018

“Mille culture” è nato nel 2018 per offrire sostegno scolastico a chi non aveva altre opportunità. Le prime richieste sono arrivate da persone extracomunitarie con difficoltà linguistiche, interessate a garantire ai figli un profitto scolastico adeguato pur senza sufficienti competenze a casa. In seguito si sono avvicinate anche persone di origine italiana, molte con svantaggio culturale ed economico.

Le attività si svolgono dal lunedì al venerdì, ogni pomeriggio dalle diciassette alle diciannove e trenta. In quelle ore quaderni, tabelline e pennarelli riempiono gli spazi della parrocchia e accompagnano bambini di diverse provenienze in un percorso comune. Il doposcuola non riguarda solo i compiti: Tamborra indica anche il sostegno ai genitori tra le attività del gruppo, con l’obiettivo di favorire l’integrazione delle famiglie.

Volontari, famiglie e integrazione

A seguire i bambini ci sono venti volontari. Nel gruppo rientrano un professore universitario in pensione, un architetto e insegnanti. L’organizzazione affianca i bambini nello studio e nella vita pomeridiana, senza distinguere tra provenienze, lingua o cultura. Tamborra indica nei bambini una necessità comune: imparare, stare insieme, giocare e fare merenda.