Tutti gli imputati sono stati assolti a Bologna nel processo scaturito dall’inchiesta denominata “Mondo sofferenza”, che indagava su presunte ipotesi di caporalato all’interno del magazzino di Calderara di Reno di Mondo Convenienza. La sentenza ha riguardato Mara Cozzolino, presidente del Consiglio di Amministrazione di Mondo Convenienza Holding Spa, e altri cinque soggetti, tra cui rappresentanti e responsabili di società coinvolte nella gestione del magazzino, oltre ad alcuni lavoratori.
Le persone coinvolte nel procedimento giudiziario erano chiamate a rispondere, a vario titolo, delle accuse di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Luca Luparia Donati, Luca Spaltro, Domenico Morace e Alessandra Gualazzi. Un elemento significativo è che anche la procuratrice aggiunta Morena Plazzi, al termine dell’istruttoria dibattimentale, aveva richiesto l’assoluzione per tutti gli imputati, evidenziando una convergenza tra accusa e difesa sulla mancanza di prove sufficienti per una condanna.
I dettagli dell'inchiesta "Mondo sofferenza"
L’indagine, emersa nel 2022, aveva posto sotto la lente d’ingrandimento l’organizzazione del lavoro presso il magazzino di Calderara di Reno. La Procura bolognese aveva contestato il sistematico ricorso a facchini forniti da alcune cooperative esterne, con l’obiettivo di ridurre tempi e costi nelle operazioni di consegna della merce ai clienti.
Le contestazioni vertevano su una serie di gravi irregolarità nelle condizioni di impiego.
Nel fascicolo dell’inchiesta figuravano, tra le altre cose, retribuzioni difformi rispetto a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali, l’imposizione di turni di lavoro eccessivamente lunghi che superavano i limiti consentiti dalla normativa, e gravi violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Veniva inoltre contestato l’obbligo per i lavoratori di sopportare carichi fisici pesanti senza l’ausilio di adeguati strumenti meccanici, e l’utilizzo di veicoli per il trasporto delle merci che presentavano carenze strutturali e manutentive, mettendo a rischio l’incolumità del personale.
Tra gli elementi più controversi indicati nell’inchiesta rientravano anche metodi di controllo a distanza definiti come degradanti e umilianti.
Questi sistemi prevedevano la minaccia di penalità o sanzioni per spingere i lavoratori a completare entro la giornata la consegna di tutti i pacchi affidati, creando un ambiente lavorativo di forte pressione e potenziale vessazione. Il processo si è dunque concluso con la piena assoluzione degli imputati da tutte le contestazioni formulate a loro carico.
Le parti civili e il percorso giudiziario
Nel corso del procedimento giudiziario si erano costituite parti civili la Città metropolitana di Bologna, il Comune di Calderara di Reno e la Cgil. La Città metropolitana e il Comune erano assistiti legalmente dall’avvocato Salvatore Tesoriero, a testimonianza dell’interesse pubblico e sociale suscitato dalla vicenda.
Il caso aveva attraversato una precedente fase giudiziaria, culminata con la richiesta di rinvio a giudizio per alcune persone accusate di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro sempre in relazione alle attività del magazzino di Calderara di Reno.
In quella fase iniziale, l’indagine aveva coinvolto un numero più ampio di soggetti, con un totale di 21 indagati iniziali. L'esito finale del processo, con l'assoluzione di tutti gli imputati, chiude un capitolo giudiziario complesso che ha messo in luce le dinamiche del lavoro nel settore della logistica e della grande distribuzione.