A Catanzaro, il 14 settembre 2026, l’imprenditore calabrese Antonino De Masi è intervenuto sulla morte di Denise, figlia di Lea Garofalo, richiamando l’attenzione sulla complessa condizione dei testimoni di giustizia impegnati nella lotta contro la ’ndrangheta. De Masi, sotto scorta dal 2013 insieme alla sua famiglia e con un presidio dell’Esercito davanti alla propria azienda a seguito delle sue denunce, ha collegato la scomparsa di Denise alla storia della madre e alla sua coraggiosa scelta di rompere con il potere criminale. “La morte di Denise mi ha costretto a fermarmi”, ha dichiarato l’imprenditore, esprimendo il profondo impatto personale dell’evento.
Il coraggio di Lea Garofalo e la scelta di Denise
Nel suo accorato intervento, De Masi ha rievocato la figura di Lea Garofalo, una giovane donna calabrese, madre di Denise e compagna di un uomo legato al mondo della criminalità. L’imprenditore ha ricordato il bivio cruciale che Lea si trovò ad affrontare: da un lato, la prospettiva di denaro, potere e una sicurezza materiale effimera; dall’altro, la ricerca di dignità e libertà. Lea scelse quest’ultima strada, una decisione che comportò la rottura definitiva con il proprio ambiente, la denuncia delle attività criminali, la necessità di protezione, la dolorosa perdita di relazioni e radici, e l’esposizione a una spietata vendetta. Per questa sua determinata scelta, Lea Garofalo fu tragicamente uccisa.
De Masi ha collegato la decisione di Lea alla successiva vicenda della figlia. Denise, una volta adulta, ha rivendicato con forza la propria condizione di testimone di giustizia e ha interpretato la scelta compiuta contro il padre come un atto di libertà interiore. Dopo tale decisione, Denise ha vissuto sotto protezione, ha celato la propria identità, si è allontanata dalle sue radici e ha cercato di ricostruire una vita, seppur profondamente segnata dalla ferita indelebile legata all’assassinio della madre. Nel ricordo dell’imprenditore, sia madre che figlia, in momenti diversi delle loro esistenze, hanno scelto la medesima parte di quel difficile bivio, dimostrando un identico coraggio.
I testimoni di giustizia: una risorsa per la Repubblica
Il punto focale dell’intervento di Antonino De Masi ha riguardato la percezione e il trattamento dei testimoni di giustizia da parte delle istituzioni e della società. “Un testimone di giustizia non è un oggetto da proteggere, è un essere umano”, ha affermato con enfasi De Masi. L’imprenditore ha sottolineato come dietro ogni pratica vi siano persone, famiglie e figli, che possono pagare a lungo le conseguenze di scelte non direttamente loro. De Masi ha precisato di non voler sovrapporre la propria storia personale a quella di Lea e Denise, ma ha ribadito di conoscere quel bivio per esperienza diretta.
Rivolgendosi ai rappresentanti delle istituzioni, De Masi ha chiesto con fermezza di considerare i testimonidi giustizia non come semplici soggetti da tutelare, ma come una vera e propria risorsa della Repubblica, un patrimonio umano e morale fondamentale per la lotta alla criminalità organizzata e per l'affermazione della legalità.