Le morti per avvelenamento di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, avvenute lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, continuano a essere al centro dell'attenzione. Il direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, il dottor Carlo Locatelli, ha fornito importanti chiarimenti sugli accertamenti tossicologici, affermando che le uniche certezze riguardano la presenza di ricina. Tuttavia, Locatelli ha precisato di non essere in grado di stabilire se l'esposizione al veleno sia stata di natura accidentale o volontaria, un aspetto cruciale per le indagini in corso.
Le dichiarazioni del dottor Locatelli, rilasciate a Campobasso il 19 settembre 2026, alle 11:51, hanno delineato il perimetro delle competenze del Centro Antiveleni. Il centro, infatti, non svolge attività investigative e non ha accesso a tutti gli elementi raccolti dagli inquirenti. Dal punto di vista medico-tossicologico, l'esperto ha escluso che la ricina possa essere stata somministrata tramite iniezione o inalazione. L'ipotesi più compatibile, secondo la sua valutazione, rimane l'ingestione. Il Centro Antiveleni di Pavia ha avuto un ruolo fondamentale nell'identificazione della ricina come causa del decesso delle due donne e continua a monitorare gli aspetti legati all'intossicazione umana.
La collaborazione internazionale per le analisi
Nel complesso quadro investigativo, un ruolo significativo è ricoperto anche dal Robert Koch Institute di Berlino. L'istituto tedesco è impegnato nell'analisi approfondita di alimenti e reperti vari che sono stati prelevati dall'abitazione della famiglia Di Vita. Questa collaborazione internazionale è strategica e vede una chiara divisione delle competenze: gli esperti di Berlino si concentrano sulle analisi ambientali e investigative, fornendo un supporto cruciale per la ricostruzione dei fatti, mentre il Centro Antiveleni di Pavia mantiene il suo focus sugli aspetti prettamente medici dell'avvelenamento. Questa sinergia permette di avere un quadro più completo, pur ribadendo che le valutazioni del dottor Locatelli si limitano agli aspetti tossicologici e non includono una ricostruzione giudiziaria o l'attribuzione di una dinamica specifica all'esposizione al veleno.
Il contesto delle indagini, emerso già il 26 agosto 2026, ha visto gli inquirenti effettuare una serie di sequestri nell'abitazione delle vittime a Pietracatella. Durante un sopralluogo effettuato a fine luglio, la polizia scientifica ha recuperato ben 131 reperti. Tra gli oggetti sequestrati figurano residui di pane, un cestino per l'immondizia, un contenitore con un liquido medicale e una spazzola. L'elenco dei materiali sotto esame include anche un liquido per la pulizia dei pavimenti, una borraccia, una bottiglia vuota e diversi campioni. Questi elementi sono ora al vaglio degli specialisti per cercare di fare luce sulle circostanze che hanno portato alla tragica morte di madre e figlia.