Un’importante operazione anticamorra è stata condotta all'alba del 16 settembre 2026 a Napoli, portando all'esecuzione di trentuno misure cautelari. L'intervento, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) e realizzato dai Carabinieri, ha colpito il rione Traiano, nell’area occidentale della città, mirando a presunti affiliati ai clan Petrone-Puccinelli. Le indagini hanno rivelato che le piazze di spaccio controllate da questa organizzazione nel rione Traiano generavano guadagni mensili stimati in 450mila euro.

Durante il blitz, sono stati effettuati significativi sequestri: 55mila euro in contanti, un orologio Rolex del valore di 11mila euro e una preziosa collana di diamanti.

Il clan Petrone-Puccinelli non è nuovo alle attenzioni delle forze dell'ordine, essendo già stato oggetto di un'operazione simile nel 2017. L'attività investigativa del 16 settembre 2026 si è focalizzata su una rete di spaccio profondamente radicata nel rione Traiano, con ramificazioni e collegamenti anche nei quartieri vicini di Pianura e Fuorigrotta, dove risiedevano alcuni degli indagati.

Le accuse contestate e il provvedimento cautelare

L'ordinanza di custodia cautelare, che ha dato il via all'operazione, è stata emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Napoli, su specifica richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. Gli indagati sono considerati gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Nel contesto del procedimento, viene contestata anche l'aggravante del metodo mafioso e la finalità di agevolare il clan Petrone-Puccinelli, un'organizzazione camorristica ben nota e attiva nel rione Traiano, parte del quartiere Soccavo.

I dettagli del blitz sono stati illustrati in una conferenza stampa tenutasi presso la Procura di Napoli. All'incontro hanno partecipato figure di spicco come il procuratore Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto Sergio Amato, il generale Biagio Storniolo e i vertici dei Carabinieri di Bagnoli. Per l'esecuzione dell'operazione, le forze dell'ordine hanno impiegato un ampio dispiegamento di risorse, inclusi i cacciatori, le unità cinofile e il supporto aereo degli elicotteri, a testimonianza della complessità e della portata dell'intervento.

Organizzazione dello spaccio: turni, vedette e sistema “just in time”

Il generale Biagio Storniolo ha fornito una descrizione dettagliata della sofisticata organizzazione dello spaccio, evidenziando l'adozione di un sistema definito “just in time”. Questo meccanismo prevedeva che "la droga fosse custodita altrove e venisse trasferita solo poco prima della cessione", minimizzando così i rischi di sequestro. Le piazze di spaccio operavano senza interruzioni, garantendo una disponibilità costante di stupefacenti. Ciascuna piazza era affidata alla gestione di una specifica famiglia, che ne curava ogni aspetto organizzativo. I pusher, a loro volta, lavoravano su turni di otto ore, con la possibilità di effettuare anche ore di straordinario per coprire le esigenze operative, dimostrando una struttura gerarchica e funzionale tipica delle organizzazioni criminali.