A Palermo, il 21 settembre 2026, il gip Alessandra Marino ha convalidato gli arresti di Angelo Pizzuto e Ignazio Pepati, entrambi accusati di corruzione. L'inchiesta ruota attorno a presunte irregolarità nelle pratiche della Motorizzazione di Palermo, e i due indagati rimangono ai domiciliari. Al centro del provvedimento cautelare vi è la consegna di 5.500 euro da Pepati a Pizzuto: una somma che la difesa ha indicato come un prestito tra amici, mentre la procura la contesta come una vera e propria tangente, elemento chiave delle accuse.

Pizzuto era stato inviato dalla Regione negli uffici della Motorizzazione, dopo aver lasciato l'incarico di capo di gabinetto dell'assessore Alessandro Aricò.

Il suo arrivo era motivato dall'obiettivo di riportare ordine e trasparenza in una struttura che, negli ultimi anni, era già stata al centro di numerosi scandali e precedenti arresti, evidenziando una situazione di criticità. Le indagini che coinvolgono Pizzuto e Pepati risultano collegate a un'altra inchiesta più ampia, che conta 46 indagati. Questi ultimi sono accusati a vario titolo di aver facilitato il superamento di esami e il rilascio di patenti e documenti sia per veicoli a motore che per imbarcazioni.

La contestazione della somma e la linea difensiva

La ricostruzione accusatoria attribuisce ai 5.500 euro un ruolo diretto nelle presunte irregolarità contestate nell'ambito delle pratiche della Motorizzazione.

Davanti al gip, Pizzuto e Pepati hanno fermamente negato che il denaro fosse una mazzetta, sostenendo invece che si trattasse di un "prestito fra amici", un gesto di solidarietà personale. Tuttavia, la valutazione del giudice non ha accolto questa tesi difensiva, confermando il provvedimento cautelare e mantenendo entrambi agli arresti domiciliari, in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari.

Nell'inchiesta figurano anche i nomi di due gestori di autoscuole palermitane, Michele Cardinale e la sorella Rosalia Cardinale, entrambi indagati per corruzione a piede libero. Michele Cardinale è indicato come titolare di fatto di un'attività con sede in via Leonardo da Vinci 267, mentre Rosalia Cardinale è titolare di un'altra attività situata in via Malaspina 211.

Ignazio Pepati, uno dei principali indagati, viene menzionato come amministratore unico della società di gestione Aci Palermo, un ruolo che lo pone al centro dell'attenzione investigativa.

Irregolarità negli esami sotto la lente degli inquirenti

Il fascicolo d'indagine si concentra in modo specifico su presunte irregolarità riscontrate negli esami di candidati collegati alle autoscuole palermitane coinvolte. La ricostruzione investigativa lega il denaro sequestrato direttamente alla gestione fraudolenta di alcune prove d'esame. In particolare, è emerso che due cittadini del Ghana avrebbero sostituito illegalmente connazionali durante lo svolgimento degli esami per la patente. Inoltre, altri otto candidati avrebbero utilizzato lo smartphone, presumibilmente per ricevere aiuti esterni, senza incontrare ostacoli o essere fermati durante lo svolgimento delle prove, sollevando seri dubbi sulla regolarità delle procedure.