Una protesta studentesca ha caratterizzato l’inaugurazione dello studentato Montefeltro di Urbino, alla presenza della ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. Il 22 settembre 2026, una decina di studenti dell’Unione degli universitari (Udu) ha organizzato un sit-in fuori dalla struttura. Uno striscione recitava: “Questo non è diritto allo studio”, messaggio che ha evidenziato il dissenso della rappresentanza studentesca.

Durante la cerimonia, Manuele Uscov, presidente del Consiglio degli studenti dell’Università di Urbino, è intervenuto solo dopo una sua specifica richiesta.

L’invito ricevuto, infatti, prevedeva la sua presenza ma non uno spazio per prendere la parola. Questa circostanza ha sottolineato, secondo gli studenti, una carenza nel coinvolgimento della voce studentesca in un evento rilevante per la vita universitaria.

Le ragioni della contestazione

Lorenzo Perlini, coordinatore Udu Urbino e consigliere del Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu), ha espresso preoccupazione per la marginalizzazione della componente studentesca. Ha definito grave l’assenza di uno spazio di espressione per gli studenti fin dall’inizio della cerimonia di inaugurazione di uno studentato. Perlini ha sottolineato che una struttura dedicata al diritto allo studio e alla vita degli universitari avrebbe dovuto includere il punto di vista dei suoi principali fruitori.

Il coordinatore Udu ha collegato la protesta a una più ampia e critica situazione nel rapporto tra il Cnsu e il Ministero. Ha descritto una “situazione gravissima” per l’organismo di rappresentanza, accusando la ministra di non ascoltare le istanze studentesche. A supporto, Perlini ha fornito un dato preciso: “Abbiamo presentato 44 mozioni e abbiamo avuto risposta solo a due”. Questo divario, ha sostenuto, testimonia una profonda disattenzione verso le proposte studentesche.

Perlini ha richiamato un episodio simile avvenuto lo scorso anno a Treviso, dove una precedente protesta studentesca fu liquidata con l’appellativo di “poveri comunisti”. Il coordinatore Udu ha replicato a questa etichetta, contrapponendola alla figura della ministra dell’Università, riaffermando la legittimità dell'attivismo studentesco nel dibattito sul diritto allo studio.