Tre individui, due dei quali tecnici di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) di 34 e 51 anni, e un presunto complice di 48 anni, affronteranno un processo con giudizio immediato a Bologna. Sono accusati di incendio doloso di alcune auto e di atti persecutori nei confronti di un collega. Quest'ultimo sarebbe stato ritenuto responsabile di aver ostacolato l’avanzamento di carriera del più giovane tra gli imputati.

La richiesta di giudizio immediato, avanzata dalla pubblica ministera Silvia Baldi, è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari (GIP) Sandro Pecorella.

La prima udienza è stata fissata per il 3 novembre 2026 e si terrà davanti al tribunale monocratico di Bologna.

I fatti contestati risalgono all’ottobre 2025 e si sono verificati a Granarolo Emilia. I tre imputati, descritti come di origine calabrese, erano stati posti agli arresti domiciliari il 3 aprile 2026, a seguito dell'operazione condotta dai carabinieri. La difesa dei due tecnici e del presunto complice è affidata agli avvocati Palmira Careri, Francesco Iuzzolini, Vincenzo De Franco, Maria Cosenza e Giuseppe Fortino. Le persone offese, il collega vittima e sua moglie, sono invece assistite dagli avvocati Chiara Rinaldi e Giovanni Bruno.

Gli episodi contestati a Granarolo Emilia

Le indagini che hanno portato al processo si sono avvalse anche di filmati di videosorveglianza per ricostruire gli eventi.

Il primo episodio incendiario si è verificato il 9 ottobre 2025, quando furono appiccate le fiamme a un'auto di proprietà della moglie del collega preso di mira, coinvolgendo anche veicoli di altri condomini.

Un secondo grave episodio è avvenuto il 17 ottobre 2025, data in cui il garage della vittima è stato specificamente preso di mira. Oltre all’accusa di incendio doloso, i tre indagati devono rispondere anche di atti persecutori. La contestazione include le minacce rivolte alla vittima, che ha vissuto in un persistente stato di timore per la propria incolumità e quella dei suoi familiari. A seguito di questi eventi, la persona offesa ha intrapreso un percorso di sostegno psicologico e ha presentato ben tre istanze di trasferimento lavorativo.

Il contesto lavorativo e le relazioni professionali

La ricostruzione del contesto lavorativo ha chiarito che la vicenda è strettamente legata a RFI e non a Fer. L'azienda Fer ha infatti precisato la sua estraneità ai fatti, dichiarando: “Siamo estranei alla vicenda. I tre indagati non sono dipendenti Fer.” È stato inoltre specificato che uno degli indagati e la persona identificata come vittima dei reati avevano in precedito lavorato per Fer fino a febbraio 2022, data in cui il loro rapporto con l'azienda era cessato. La vicenda giudiziaria rimane incardinata davanti al tribunale monocratico, in attesa della prima udienza fissata per novembre 2026.