A ottantatré anni dalla sua deportazione, la straordinaria storia di Giuseppe Meliante, militare lucano che si oppose fermamente all'ideologia nazista, è tornata prepotentemente nella memoria pubblica. Questo significativo ritorno è stato sancito dalla prestigiosa medaglia d’onore, conferita dal Presidente della Repubblica, un riconoscimento che celebra il suo coraggio e la sua integrità. La solenne cerimonia di consegna si è svolta il 20 settembre 2026, presso la Prefettura di Potenza, dove il premio è stato affidato ai familiari di Meliante. Egli fu uno dei sette valorosi militari originari della provincia di Potenza che, durante la Seconda guerra mondiale, furono deportati e internati nei campi nazisti, costretti al lavoro coatto a causa del loro rifiuto di collaborare con le forze occupanti.
La vicenda personale di Meliante ebbe inizio con il suo arruolamento nell'allora 5° Reggimento Autieri, avvenuto l'11 settembre 1942. Un anno dopo, il 10 settembre 1943, fu catturato dalle truppe tedesche. La sua ferma decisione di non piegarsi alle richieste di collaborazione con i nazisti e con i repubblichini segnò l'inizio di un calvario. Fu deportato dapprima in un campo di concentramento situato a Danzica, una località che all'epoca ospitava circa trecentomila prigionieri di guerra di diverse nazionalità. Successivamente, venne trasferito in un campo di lavoro a Lipsia, dove fu assegnato a una fabbrica strategica, impegnata nella produzione di aerei da caccia, un'attività che lo costrinse a contribuire involontariamente allo sforzo bellico nemico.
La cerimonia di riconoscimento a Potenza: un tributo alla resistenza
La commovente cerimonia tenutasi nella Prefettura di Potenza ha reso omaggio non solo a Giuseppe Meliante, ma a un totale di sette Internati Militari Italiani (IMI) di origine lucana. Accanto a Meliante, sono stati ricordati con la stessa dignità e gratitudine i nomi di Giuseppe Antinolfi, Michele Bonsera, Agostino Carlucci, Michele Arcangelo Casella, Domenico Santarsiero e Giuseppe Suriano. Le prestigiose onorificenze, concesse direttamente dalla Presidenza della Repubblica, sono state consegnate congiuntamente dal prefetto Michele Campanaro e dai sindaci dei rispettivi comuni di origine. Un momento di profonda emozione che ha visto figli e nipoti dei militari ricevere questi simboli di onore e memoria, a testimonianza del sacrificio e della coerenza morale dei loro congiunti.
Il nipote, Piero Giuseppe Meliante, ha espresso con commozione il profondo significato di questo riconoscimento, collegandolo indissolubilmente al valore della memoria, sia a livello familiare che collettivo. «La medaglia d’onore è motivo di grande orgoglio e di restituzione della memoria», ha affermato, sottolineando l'importanza di non dimenticare. La drammatica vicenda degli internati militari italiani, così come tramandata e raccolta dalla famiglia, richiama con forza il rifiuto eroico della collaborazione con il regime nazista e le terribili conseguenze che ne derivarono: la deportazione forzata, l'imposizione del lavoro coatto in condizioni disumane e una quotidianità segnata da privazioni estreme e sofferenze indicibili.
Una scelta di dignità che ha avuto un costo altissimo.
“Impronte rosse”: la testimonianza indelebile di un internato
Perché la sua storia non andasse perduta, Giuseppe Meliante ha lasciato una preziosa e indelebile testimonianza delle sue esperienze nei lager nazisti. Lo ha fatto attraverso il volume intitolato “Impronte rosse: memorie di un contadino lucano internato nei lager nazisti: 8 settembre 1943-25 aprile 1945”. Quest'opera rappresenta un documento fondamentale per comprendere la resilienza e la forza d'animo di chi, come Meliante, ha vissuto sulla propria pelle gli orrori della guerra e la brutalità della prigionia, scegliendo la via della non collaborazione e mantenendo saldi i propri ideali di libertà e umanità in uno dei periodi più bui della storia contemporanea.