La Procura di Genova ha inviato una rogatoria internazionale allo Stato di Israele per richiedere l'interrogatorio di “Avi”, un funzionario dell’intelligence finanziaria di Tel Aviv. “Avi” è stato indicato come la persona responsabile della raccolta e dell'invio, in forma anonima, di documentazione riguardante associazioni palestinesi destinatarie di beni e denaro. Questa richiesta si inserisce nell’ambito di un’inchiesta che vede indagati Mohammad Hannoun e altre cinque persone per terrorismo, con l'accusa di aver finanziato Hamas attraverso presunte associazioni benefiche.

I pubblici ministeri genovesi contestano agli indagati il finanziamento, diretto o indiretto, di Hamas per un ammontare complessivo superiore a 7 milioni di euro, distribuiti nell’arco di 25 anni. La Procura ha specificamente chiesto che “Avi” venga ascoltato in contraddittorio con i legali degli indagati, dinanzi al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) o al giudice competente, garantendo al contempo “modalità idonee a preservarne l'anonimato”. La rogatoria è stata inviata diversi mesi fa, ma al 21 settembre 2026 non è pervenuta alcuna risposta ufficiale da parte di Israele.

La documentazione esclusa dal processo

La decisione di procedere con la rogatoria giunge in seguito all’esclusione della documentazione fornita da Israele, una scelta operata sia dal Tribunale del Riesame di Genova sia dalla Corte di Cassazione.

Gli atti sono stati ritenuti inammissibili principalmente a causa della loro provenienza da una fonte anonima e per l’assenza di una chiara catena di custodia delle cosiddette battlefield evidence. Tale esclusione è stata motivata dalla mancanza di verbali di sequestro e di garanzie legali certe riguardo le modalità e le circostanze della loro acquisizione.

In aggiunta all'ascolto del funzionario “Avi”, la Procura ha richiesto a Israele di fornire dettagli e precisazioni specifiche per ciascuno dei documenti trasmessi. La richiesta mira quindi a ottenere non solo la testimonianza del funzionario, ma anche una ricostruzione esaustiva delle modalità con cui gli atti sono stati raccolti, trasmessi e collegati alle associazioni palestinesi menzionate nell’inchiesta.

Dettagli sull'inchiesta genovese

L’indagine coinvolge Mohammad Hannoun e altri cinque soggetti, ai quali viene attribuita l’ipotesi accusatoria di aver finanziato Hamas attraverso la rete di associazioni benefiche. I trasferimenti di denaro contestati ammontano, come detto, a oltre 7 milioni di euro in un quarto di secolo. La documentazione di origine israeliana aveva rappresentato il principale supporto per sostenere il presunto collegamento tra le associazioni palestinesi destinatarie dei fondi e l'organizzazione di Hamas.

Il punto cruciale del procedimento giudiziario, come evidenziato dagli atti, concerne l’utilizzabilità della documentazione trasmessa da Israele. I giudici hanno infatti rilevato criticità significative, che hanno portato alla sua esclusione, sottolineando le problematiche legate alla sua origine e alla sua gestione processuale.