Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha dichiarato inammissibile la seconda istanza di differimento della pena presentata da Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour. La richiesta era collegata alla sua domanda di grazia. Il provvedimento, depositato il 17 settembre 2026, si allinea alla posizione della procura generale. Roggero è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante l'assalto al suo negozio.
La pronuncia milanese è il secondo pronunciamento sulla richiesta di differimento della pena per Mario Roggero, dopo quella di Torino.
Centrale è il legame tra l'istanza di sospensione della condanna e la domanda di grazia. La richiesta a Milano non ha superato il vaglio di ammissibilità, confermando la posizione della procura generale.
La condanna definitiva e il precedente provvedimento di Torino
Mario Roggero, gioielliere cuneese di 72 anni, è stato condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi. La condanna è legata all'uccisione di due rapinatori e al ferimento di un terzo durante l'assalto alla sua gioielleria a Grinzane Cavour nell'aprile 2021. Il negozio di Grinzane Cavour è l'elemento di contesto richiamato nella decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano.
Il primo provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Torino aveva rigettato l'istanza di differimento della pena presentata dalla difesa di Roggero, legata alla richiesta di grazia.
La difesa aveva chiesto il differimento dell'esecuzione in attesa della decisione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla domanda di grazia o, in subordine, la detenzione domiciliare. La procura generale aveva espresso parere negativo.
Le richieste esaminate dai giudici di sorveglianza
Le due decisioni, quella di Milano e la precedente di Torino, riguardano la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero e la sua domanda di grazia. A Torino, l'istanza di differimento fu respinta (la difesa chiedeva attesa per la grazia o detenzione domiciliare). A Milano, la seconda istanza ha avuto lo stesso esito di inammissibilità, confermando la linea della procura generale e dei precedenti pronunciamenti.