Un caso di presunto scambio di embrioni sta scuotendo l'ospedale San Paolo di Napoli. Il padre di una bambina nata il 3 giugno 2025 tramite fecondazione in vitro si è recato il 2 settembre 2026 presso la struttura sanitaria per ottenere la cartella clinica della figlia, documento richiesto formalmente già ad agosto. La sua richiesta è motivata da un test del DNA che ha rivelato come la bambina non sia biologicamente sua figlia. La coppia, composta dall'uomo di 41 anni e dalla donna di 36, nutre il forte sospetto che nell’utero della madre sia stato impiantato l’embrione di un’altra coppia.

La vicenda, emersa nel mese di agosto, è ora al centro di un'indagine della Procura di Napoli. Il fascicolo è stato affidato alla pubblica ministero Stella Castaldo, della sezione “Lavoro e Colpe Professionali”, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci. I genitori della piccola hanno sporto denuncia diverse settimane dopo la nascita della bambina e sono assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi.

La difficile richiesta della documentazione e la diffida legale

Il 41enne si era già presentato all'ospedale San Paolo nel mese di agosto per depositare la richiesta della cartella clinica, ricevendo l'assicurazione che il documento sarebbe stato disponibile a breve. Tuttavia, al suo ritorno in ospedale, non è riuscito a ottenere la consegna della documentazione sollecitata, generando momenti di tensione all'interno della struttura.

Di fronte al diniego, l'uomo ha ritenuto necessario richiedere l'intervento della Polizia di Stato e ha immediatamente contattato il proprio legale. L’avvocato Francesco Petruzzi ha prontamente inoltrato una diffida formale all'ospedale. Solo a seguito di questi passaggi, al padre è stata finalmente comunicata una data certa per la consegna della cartella clinica: il 18 settembre 2026.

L'uomo ha espresso il suo disappunto per l'accaduto, dichiarando: “Sono stato costretto a chiamare la Polizia per ottenere un mio diritto: la consegna della cartella clinica che avevo formalmente richiesto lo scorso agosto e che mi era stato assicurato mi sarebbe stata data in questi giorni.

Solo dopo l'intervento delle forze dell'ordine e dell'avvocato sono riuscito ad avere, finalmente, una data di consegna: il 18 settembre.”

Le implicazioni per il centro di procreazione assistita

Il caso ha coinvolto direttamente il centro di procreazione assistita dell’ospedale San Paolo, situato nella zona di Fuorigrotta. A seguito della denuncia presentata dai genitori della bambina, altre tre coppie si sono rivolte alla struttura per chiedere informazioni sul destino dei propri embrioni congelati, conservati presso il medesimo centro. La vicenda solleva interrogativi sulla sicurezza e la tracciabilità delle procedure all'interno del centro.