La Procura di Brescia ha ricevuto un'informativa di polizia giudiziaria per danneggiamento aggravato, a seguito del ritrovamento di tre segni sull'auto blindata in uso alla pm della Dda Alessandra Cerreti. La magistrata è da tempo sotto scorta per l'indagine Hydra, un vasto procedimento che indaga la criminalità organizzata, nota come 'mafia a tre teste', in Lombardia. La notizia riguarda la vettura utilizzata per i servizi di protezione e il danno individuato sul finestrino lato passeggero.
Il rapporto di polizia giudiziaria, redatto dai carabinieri incaricati della sicurezza della magistrata, è stato trasmesso alla Procura il 21 settembre 2026.
I tre segni, localizzati sul finestrino, sarebbero stati causati da un corpo contundente. L'aggravante è stata ipotizzata poiché l'automobile, essendo un mezzo di servizio, è considerata un bene pubblico.
Accertamenti e indagini in corso
La Procura di Brescia dovrà ora svolgere gli approfondimenti necessari per chiarire la dinamica del danneggiamento. Tra gli accertamenti previsti vi è l'esame delle immagini acquisite dalle telecamere installate nel cortile del Palazzo di Giustizia, area dove sono parcheggiate le auto di scorta dei magistrati. Il danno è stato scoperto durante un controllo effettuato nei giorni scorsi all'interno dello stesso cortile.
Le tre scalfitture sono state rilevate sugli strati di vetro blindato oscurato del finestrino.
La vettura rientra tra i mezzi utilizzati per la protezione della pm Alessandra Cerreti. Questa circostanza ha determinato la trasmissione degli atti alla Procura competente, chiamata ora a verificare le modalità e il contesto dell'episodio.
Il contesto dell'indagine Hydra
La pm Alessandra Cerreti è impegnata nel dibattimento ordinario dell'indagine Hydra, un'importante inchiesta che riguarda la 'ndrangheta, insieme al collega Rosario Ferracane e, in alcune udienze, con il procuratore Marcello Viola. Il procedimento ordinario vede coinvolti 45 imputati. Il giudizio abbreviato, collegato alla stessa vicenda, si è concluso in primo grado nel gennaio 2026 con 62 condanne (per un totale di oltre 570 anni di reclusione) e 18 assoluzioni, decise dal gip Emanuele Mancini.
Il danneggiamento in esame riguarda una delle auto di scorta posteggiate in uno dei cortili interni del Palazzo di Giustizia. La competenza della Procura di Brescia è stata stabilita in quanto i fatti vedono come parte offesa magistrati del distretto giudiziario milanese.