È divenuta definitiva la sentenza che impone al Ministero della Difesa il versamento di quasi 700 mila euro ai figli di un ex meccanico dell’Arsenale di La Spezia, deceduto a causa di un mesotelioma pleurico. Questa grave patologia è stata riconosciuta come direttamente collegata all’esposizione all’amianto. La notizia, resa nota a Genova il 17 settembre 2026, fa riferimento a un uomo che, durante i diciotto mesi del suo servizio militare di leva, fu impiegato nella Marina Militare con la qualifica di meccanico attrezzista all’interno delle officine dell’Arsenale militare della Spezia.

La decisione giudiziaria rappresenta un importante riconoscimento delle responsabilità.

Il lungo procedimento legale ebbe inizio presso il Tribunale di Lecce, il quale, già in primo grado, aveva emesso una condanna a carico del Ministero. Nel corso dell'iter giudiziario, i giudici hanno esaminato attentamente la documentazione prodotta dalle parti, evidenziando l’indubbia esposizione dell’uomo a sostanze nocive. Hanno inoltre sottolineato come la pericolosità dell'esposizione a elementi altamente tossici, quali l'amianto, fosse "fatto notorio". Questa pronuncia finale conferma, dunque, la piena responsabilità dell’amministrazione statale in relazione al danno subito dai familiari del defunto, stabilendo un risarcimento per la perdita subita.

Il servizio militare e la carriera professionale

L’ex militare aveva svolto il suo servizio di leva presso l'Arsenale di La Spezia per un periodo di un anno e mezzo, ricoprendo la mansione di meccanico attrezzista. Fu proprio in questo contesto lavorativo che entrò in contatto con le pericolose fibre di amianto ed eternit. Dopo aver concluso il servizio di leva nella città ligure, l’uomo proseguì la sua carriera professionale come dipendente civile della Marina Militare. Iniziò a lavorare presso l’Arsenale di Taranto, dove aveva mosso i primi passi nel mondo del lavoro frequentando la Scuola Allievi Operai in età giovanissima. La sua dedizione al servizio è stata riconosciuta attraverso questa lunga carriera.

La sua carriera nella Marina Militare si protrasse per molti anni, fino al raggiungimento del pensionamento, avvenuto nel marzo del 2006. Dopo aver ricoperto i primi incarichi tecnici, l’uomo aveva successivamente svolto mansioni diverse, prima come tipografo e in seguito come impiegato amministrativo. Purtroppo, nel 2018, gli fu diagnosticato un mesotelioma pleurico diffuso e inoperabile, una malattia aggressiva e incurabile. Le sue condizioni di salute subirono un progressivo e inesorabile peggioramento, culminato nel decesso avvenuto nel maggio del 2019, all'età di 74 anni. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile nei suoi cari.

Il nesso causale e la perizia tecnica

La consulenza tecnica d’ufficio (CTU), disposta nell’ambito del procedimento giudiziario, ha rivestito un ruolo cruciale.

Attraverso un’analisi approfondita, la perizia ha identificato il mesotelioma come la causa preponderante del decesso dell'ex meccanico. Ha inoltre riconosciuto in maniera inequivocabile il rapporto causale diretto tra l’esposizione prolungata all’amianto e l'insorgenza della malattia fatale. Il consulente nominato dal giudice ha evidenziato che “la causa pre--". Questa conclusione tecnica è stata fondamentale per l'esito della sentenza, confermando la correlazione tra l'ambiente lavorativo e la tragica fine dell'uomo.