I Carabinieri di Bolzano hanno denunciato a piede libero tre cittadini stranieri, un uomo e due donne, accusati di truffa e furto con destrezza ai danni di un anziano invalido. L'indagine si concentra su un episodio verificatosi il 19 settembre 2026, quando un pensionato bolzanino è stato avvicinato tramite i social network da una donna che si proponeva come potenziale badante. Alla vittima, un uomo solo e vulnerabile, sono stati sottratti monili d'oro e 300 euro in contanti, come dettagliato nelle accuse.

Dopo aver conquistato la fiducia dell'uomo, la donna è entrata nella sua abitazione.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe poi messo in atto la cosiddetta "tecnica dell'abbraccio", sottraendo all'anziano i monili d'oro che indossava e 300 euro in contanti. Subito dopo il colpo, si sarebbe allontanata a bordo di un'auto con targa estera, guidata da un complice, con una terza persona a bordo.

La denuncia e le indagini

L'allarme è scattato il giorno seguente, con la denuncia presentata ai Carabinieri il pomeriggio del 20 settembre 2026 presso la stazione locale. Durante il sopralluogo nell'appartamento della vittima, i militari della Sezione Operativa hanno rinvenuto e sequestrato due mozziconi di sigaretta, considerati elementi utili per le indagini.

Grazie al rilievo di repertazione e agli accertamenti investigativi, è stato possibile risalire all'identità dei tre soggetti coinvolti.

L'uomo e le due donne sono stati deferiti alla Procura della Repubblica di Bolzano, con le accuse di truffa e furto con destrezza a danno dell'anziano.

I ruoli dei denunciati nella truffa

Alla donna è attribuito il ruolo di aver contattato inizialmente il pensionato tramite i social network, presentandosi come potenziale badante. Dopo essere entrata nell'abitazione, la stessa avrebbe materialmente sottratto i monili d'oro e il denaro contante. L'uomo è stato identificato come il conducente dell'auto con targa estera utilizzata per la fuga, mentre la seconda donna era a bordo del veicolo.

La dinamica descritta dagli investigatori evidenzia un collegamento diretto tra il contatto iniziale sui social network e la successiva sottrazione dei beni all'interno dell'abitazione della vittima. Gli elementi raccolti durante il sopralluogo e le successive indagini hanno permesso di ricostruire l'intera vicenda.