L'avvocata Sabrina Franzone, legale dell'ex amministratore delegato di CVA Giuseppe Argirò, contesta con fermezza l'ipotesi accusatoria formulata dalla procura di Palermo. La difesa si concentra sul contratto di consulenza affidato nel 2024 all'avvocato palermitano Pierluigi Matta, un accordo richiamato nell'inchiesta che vede coinvolto anche Marco Malacarne, attuale consigliere di amministrazione di CVA Eos.

Franzone, proveniente da Genova, ha definito l'impostazione accusatoria con parole nette: "L'accusa è veramente incredibile". La legale sostiene con convinzione che la contestazione di corruzione si fondi su una consulenza che, secondo la difesa, era del tutto regolare.

Il contratto, affidato da CVA a un professionista indicato anche come professore universitario, rientrava in un quadro di legittimità. Un elemento chiave nel ragionamento difensivo è l'importo del contratto stesso: "147 mila euro in tre anni non mi pare una cifra che possa far pensare alla corruzione", ha dichiarato l'avvocata.

La consulenza contestata e i progetti in Sicilia

La difesa collega in modo diretto il contratto di consulenza ai progetti strategici che CVA stava portando avanti in Sicilia. Questo rapporto professionale viene descritto come funzionale e indispensabile per l'attività della società in un contesto regionale considerato complesso. Il riferimento specifico riguarda le iniziative sviluppate dalla società, partecipata dalla Regione Valle d'Aosta, nel settore delle energie rinnovabili, con una presenza particolarmente significativa nel campo del fotovoltaico.

La linea difensiva esclude categoricamente che la consulenza possa essere interpretata come un indice o uno schermo per un presunto accordo corruttivo.

Franzone ha inoltre richiamato il ruolo di Argirò come amministratore delegato di CVA, evidenziando come l'interlocuzione con il contesto siciliano fosse legata anche al tema dell'idroelettrico. Nella ricostruzione fornita dalla difesa, CVA era considerata un modello di riferimento, e il 2024 viene ricordato come un anno di forte siccità per la Sicilia, rendendo ancora più pertinenti le competenze richieste. La difesa contesta fermamente l'idea che Argirò fosse a conoscenza del fatto che il denaro legato alla consulenza con Matta potesse, in qualche modo, essere destinato a Gaetano Armao.

L'ipotesi della Procura di Palermo

Nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla procura di Palermo, risultano indagati Giuseppe Argirò e Marco Malacarne. I due manager sono al centro delle accuse per aver affidato, nel 2024, il contratto di consulenza a Pierluigi Matta. L'ipotesi avanzata dai pubblici ministeri qualifica tale contratto come un vero e proprio "schermo" per un'azione corruttiva. Secondo l'accusa, il denaro della consulenza sarebbe stato successivamente consegnato a Gaetano Armao, con l'obiettivo di agevolare l'iter di autorizzazione di progetti di CVA in Sicilia. L'indagine prosegue per chiarire la natura e le finalità di tale accordo.