A distanza di quasi due mesi dal ritrovamento, il caso della morte di Domenico Celi, 81 anni, registra un’importante evoluzione investigativa. L’anziano era stato rinvenuto senza vita nella notte del 3 agosto, dentro una vettura divorata dalle fiamme nelle campagne di Ciaramiti, nel territorio di Ricadi. Le risultanze dell’autopsia, unite agli approfondimenti effettuati dagli inquirenti, hanno portato a riconsiderare la prima ricostruzione dei fatti, inizialmente orientata verso l’ipotesi di un suicidio.

Il ritrovamento del veicolo

Erano da poco trascorse le prime ore della notte del 3 agosto 2026 quando una segnalazione ha fatto scattare i soccorsi per una macchina avvolta dal fuoco.

A dare l’allarme sono stati alcuni abitanti della zona. In Ciaramiti di Ricadi sono quindi arrivati i militari della Compagnia dei carabinieri di Tropea e i vigili del fuoco del Distaccamento di Ricadi. Una volta domate le fiamme, la scoperta all’interno dell’auto: i soccorritori hanno trovato i resti carbonizzati di un uomo, successivamente riconosciuto come Domenico Celi.

Indagini dei carabinieri e del Ris di Messina

Gli accertamenti sono partiti immediatamente con l’obiettivo di ricostruire ogni passaggio della vicenda e stabilire cosa abbia provocato la morte dell’81enne. Nell’area interessata sono intervenuti anche i tecnici della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Vibo Valentia, affiancati dal personale del Ris di Messina.

Gli specialisti hanno esaminato la zona e raccolto reperti e tracce potenzialmente utili a ricostruire gli eventi che hanno preceduto e accompagnato il rogo dell’automobile.

Autopsia decisiva: ipotesi suicidio messa in discussione

A imprimere una nuova direzione all’inchiesta è stato in particolare il risultato dell’autopsia, valutato insieme agli altri riscontri emersi durante l’attività investigativa. Gli elementi raccolti avrebbero infatti evidenziato circostanze difficilmente conciliabili con la precedente ricostruzione, che indicava nel suicidio una possibile spiegazione della morte. Alla luce dei nuovi riscontri, la Procura di Vibo Valentia ha ipotizzato i reati di omicidio e distruzione di cadavere.

Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati: il fascicolo resta contro ignoti, mentre gli investigatori continuano a lavorare per ricostruire l’accaduto e accertare eventuali responsabilità.