Tre persone sono state denunciate nel basso Monferrato. Un'operazione congiunta dei carabinieri di Moncalvo e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Asti ha svelato un presunto sistema di caporalato nelle campagne, basato sullo sfruttamento del lavoro. Tra gli indagati figurano due cittadini rumeni, padre e figlio, residenti a Casale Monferrato, gestori del sistema illecito, e un imprenditore agricolo locale.

L'indagine è partita dalla segnalazione di un insolito viavai di stranieri da una casa fatiscente a Grazzano Badoglio. Nell'immobile i militari hanno trovato 15 letti, materassi a terra, impianto elettrico di fortuna, condizioni igieniche precarie e servizi igienici inadeguati per gli ospiti, tutti rumeni.

Ai lavoratori venivano sottratti i documenti d'identità all'arrivo.

Reclutamento e paghe da due euro l'ora

I due presunti caporali reclutavano manodopera e la accompagnavano nei campi all'alba. I braccianti venivano impiegati nelle vigne, anche a Castelletto Merli. Lavoravano in nero, senza tutele sanitarie né dispositivi di sicurezza. La paga oraria era di circa due euro l'ora.

Dai compensi, i gestori trattenevano oltre la metà per vitto e alloggio. Per l'imprenditore agricolo sono scattate sanzioni per 42.000 euro e la sospensione dell'attività. I tre indagati dovranno rispondere di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro davanti alla procura di Vercelli.

Il quadro normativo sullo sfruttamento

Il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro è disciplinato dall'articolo 603-bis del codice penale, modificato dalla legge 29 ottobre 2016, n. 199. Questa normativa contrasta lavoro nero e sfruttamento in agricoltura. La legge punisce chi recluta manodopera per destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno. Inoltre, sanziona chi impiega manodopera sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento. La stessa disciplina individua alcuni indici di sfruttamento: retribuzioni reiterate in modo pales