La Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 9 luglio 2026, ha disposto un nuovo processo d’appello a Milano per Irene Pivetti. La Suprema Corte ha annullato con rinvio la condanna a quattro anni, inflitta in primo e secondo grado, per i reati di evasione fiscale e riciclaggio. La decisione si concentra sulla vicenda della presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo, operazione avvenuta nel 2016 con il gruppo cinese Daohe.
Nelle motivazioni, la Suprema Corte ha evidenziato criticità significative nella valutazione compiuta dai giudici che avevano precedentemente confermato la condanna.
Il passaggio centrale riguarda una motivazione definita “viziata”, poiché avrebbe svalutato il contenuto dei documenti prodotti dalla difesa e, al contempo, valorizzato le dichiarazioni di un teste senza fornire un’adeguata analisi della sua attendibilità. La Cassazione ha inoltre richiamato il mancato confronto con le deduzioni difensive, reiterate anche nel precedente grado d’appello.
Il nuovo giudizio d’appello e le ragioni del rinvio
Il nuovo passaggio processuale si svolgerà ora davanti alla Corte d’Appello di Milano, a seguito dell’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione. Il procedimento mantiene le accuse di evasione fiscale e riciclaggio, per le quali Irene Pivetti era stata condannata nei precedenti gradi di giudizio.
Il cuore delle obiezioni sollevate dai giudici di legittimità concerne la modalità con cui sono stati esaminati e valutati i documenti presentati dalla difesa, le dichiarazioni testimoniali e le argomentazioni difensive proposte anche durante il primo giudizio d’appello.
Irene Pivetti, ex presidente della Camera, ha espresso profonda gratitudine nei confronti dei giudici della Cassazione e del suo avvocato. Nella sua dichiarazione, ha sottolineato l’importanza della decisione, che a suo dire ha finalmente preso in considerazione gli atti e i documenti difensivi: “Finalmente un collegio giudicante che si basa sui documenti.” Ha inoltre fatto riferimento a specifici passaggi delle motivazioni della Suprema Corte, che parlano di “illogicità manifesta” e di un “ragionamento probatorio privo di congruenza logica”, evidenziando come la sua difesa sia stata, in precedenza, svalutata.
Il difensore di Irene Pivetti, l’avvocato Filippo Cocco, ha manifestato piena soddisfazione per la sentenza. Ha indicato nel prossimo giudizio davanti alla Corte d’Appello il passaggio cruciale del procedimento, evidenziando come la posizione difensiva abbia trovato riconoscimento nella decisione della Cassazione, in particolare per quanto riguarda la valutazione delle argomentazioni presentate dalla difesa e la necessità di un nuovo esame approfondito.