La Procura di Larino ha disposto per martedì 13 ottobre una serie di perquisizioni e, se necessario, sequestri presso l’Istituto Agrario di Riccia, in provincia di Campobasso. Queste operazioni rientrano nell’ambito della complessa inchiesta sulla tragica morte per avvelenamento da ricina di Sara Di Vita e di sua madre, Antonella Di Ielsi. Le attività investigative, che saranno condotte dalla polizia, si inseriscono nel più ampio contesto degli accertamenti relativi al caso di Pietracatella.
Il provvedimento è stato formalizzato dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli.
L’obiettivo principale delle ricerche è individuare i computer dai quali potrebbe essere stata effettuata una ricerca specifica sulla ricina. La decisione della Procura è stata regolarmente notificata a tutte le parti coinvolte, le quali avranno la facoltà di assistere alle operazioni previste all’interno dell’istituto scolastico.
Gli accertamenti nell’istituto di Riccia
L’ingresso dell’Istituto Agrario di Riccia nell’attività investigativa è motivato dal possibile collegamento con ricerche informatiche riguardanti la sostanza tossica. Gli accertamenti disposti dalla Procura si concentreranno sui dispositivi elettronici presenti nella scuola e prevedono la possibilità di effettuare sequestri, qualora gli investigatori individuassero materiali ritenuti utili e pertinenti all’inchiesta in corso.
Il caso al centro delle indagini riguarda la scomparsa di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, entrambe decedute a seguito di un avvelenamento da ricina. Le verifiche sull’eventuale utilizzo di computer per ricerche specifiche si inseriscono in un quadro investigativo più ampio, volto a ricostruire con precisione le circostanze che hanno portato alla morte delle due donne e a identificare l’origine delle informazioni eventualmente cercate sulla pericolosa sostanza.
Il contesto dell’inchiesta su Pietracatella
L’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi, di 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, di 15 anni, ha preso avvio dopo una cena avvenuta durante le festività natalizie a Pietracatella, sempre in provincia di Campobasso.
In una fase iniziale, gli accertamenti si erano concentrati sull’ipotesi di un’intossicazione alimentare, portando al sequestro degli alimenti consumati e di quelli ancora presenti nell’abitazione delle vittime.
Successivamente, gli esami microbiologici e tossicologici condotti presso l’Istituto Spallanzani di Roma, dove erano stati ricoverati Gianni Di Vita e l’altra figlia, avevano dato esito negativo, escludendo la presenza di botulino e altre tossine comuni. È stato il Centro antiveleni di Pavia a rilevare, in un momento successivo, la presenza di ricina nei campioni di sangue prelevati dalle vittime. La consulenza medico-legale ha poi confermato che i decessi sono stati causati da un’intossicazione acuta provocata proprio da questa sostanza altamente tossica.