È stato chiesto l’ergastolo per Umberto Efeso, l’uomo accusato dell’uccisione dell’ex moglie Tiziana Vinci. La richiesta è stata formulata il 5 ottobre 2026 dalla pubblico ministero Federica Mariucci davanti alla Corte d’Assise, durante la discussione del processo a carico dell’imputato. La vittima, Tiziana Vinci, fu tragicamente uccisa il 13 agosto 2025 all'interno della villa sulle colline spezzine dove svolgeva la sua attività di collaboratrice domestica.

Prima che la pubblica accusa formulasse le sue richieste, Umberto Efeso, un autotrasportatore di 58 anni originario di La Spezia, ha scelto di rendere dichiarazioni spontanee davanti alla Corte.

In aula, ha espresso il suo pentimento, affermando: “Chiedo scusa a Tiziana e a tutte le donne, volevo uccidermi io”. Ha inoltre collegato la sua vicenda personale alla necessità di rafforzare le tutele del Codice Rosso, sostenendo: “Non ero lucido – ha continuato – la mia storia insegna che il Codice Rosso va inasprito, gli uomini vanno messi subito in carcere, in fase di indagini, perché in quel momento non si rendono conto di quello che stanno facendo”.

Le accuse e il divieto di avvicinamento

Pochi mesi prima della sua uccisione, Tiziana Vinci aveva già denunciato l’ex marito. Nei confronti di Efeso era stato disposto un divieto di avvicinamento, emesso nell’ambito di un procedimento per stalking.

Un dettaglio cruciale emerso durante le indagini e il processo è che il braccialetto elettronico, strumento di monitoraggio che Efeso avrebbe dovuto indossare, risultava non funzionante al momento del delitto. La sua riparazione era stata, infatti, programmata per il 21 agosto 2025, appena otto giorni dopo il tragico evento che costò la vita a Tiziana Vinci.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, il movente che avrebbe spinto Efeso a commettere il delitto sarebbe da ricondurre a una profonda vendetta contro i figli. L’uomo avrebbe, infatti, maturato la convinzione che i figli avessero influenzato la madre, spingendola a schierarsi contro di lui. L’episodio, avvenuto nella villa dove la donna lavorava, è stato dettagliatamente ricostruito nel corso del processo davanti alla Corte d’Assise.

Il luogo del delitto e la ricostruzione in aula

Il delitto si è consumato all’interno di una villa situata sulle colline spezzine, dove Tiziana Vinci svolgeva l’attività di collaboratrice domestica. La vittima fu colpita con tre fendenti in rapida successione. Il procedimento giudiziario vede come unico imputato Umberto Efeso, 58 anni, residente a La Spezia, accusato formalmente dell’omicidio volontario dell’ex moglie.

La discussione davanti alla Corte d’Assise ha segnato una fase avanzata del processo. La richiesta della pm Federica Mariucci per la condanna all’ergastolo dell’imputato ribadisce la gravità delle accuse. Al centro del procedimento giudiziario, che si avvia ora alle sue fasi conclusive, rimangono la precedente denuncia sporta dalla donna e il divieto di avvicinamento imposto a Efeso, considerati elementi chiave per la completa comprensione della tragica vicenda.