La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e la Questura di Catanzaro hanno eseguito un sequestro di beni per un valore complessivo stimato in mezzo milione di euro nei confronti di un imprenditore catanzarese. L'uomo, già condannato per associazione di tipo mafioso, è attivo nei settori della nautica e della rappresentanza di ricambi industriali. L'operazione, avvenuta il 12 ottobre 2026, si inserisce in un provvedimento legato alla sua ritenuta pericolosità sociale e al suo coinvolgimento in diversi procedimenti penali nell'ambito della criminalità organizzata.

Il provvedimento ha interessato beni societari, immobili, mobili e rapporti finanziari.

I beni sottoposti a sequestro

Il sequestro ha riguardato due quote societarie, due immobili e due beni mobili, tra cui un'autovettura e un orologio di valore. Sono stati inclusi anche due rapporti finanziari, polizze vita e buoni minori. Il provvedimento ha interessato inoltre un'attività d'impresa costituita in Srl e ubicata a Catanzaro. Il decreto, emesso dal Tribunale di Catanzaro – Sezione Misure di prevenzione, è finalizzato alla successiva confisca dei beni. Gli accertamenti economico-patrimoniali congiunti hanno permesso di individuare questi beni, intestati o comunque riconducibili all'imprenditore, ritenuti frutto di attività illecite o del loro reimpiego.

La condanna e l'operazione "Basso Profilo"

L'imprenditore è stato condannato in Appello a 15 anni e quattro mesi di reclusione per associazione mafiosa. Questa condanna è avvenuta nell'ambito della vasta operazione "Basso Profilo", coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro. La sentenza della Corte d'Appello risale al 24 febbraio 2026; tuttavia, le informazioni sul provvedimento di sequestro non specificano se tale sentenza sia già divenuta definitiva. La misura patrimoniale si inserisce nel procedimento di prevenzione avviato sulla base della ritenuta pericolosità sociale del destinatario e degli elementi raccolti sui beni nella sua disponibilità.

Il ruolo contestato nelle indagini

Le risultanze investigative indicano l'uomo come organico alla locale di 'ndrangheta di Cutro. Sarebbe inoltre collegato all'articolazione riconducibile alla cosca Bagnato di Roccabernarda, situata nel Crotonese. Le indagini suggeriscono che, a partire dal 2005, l'imprenditore avrebbe fornito un contributo di tipo imprenditoriale alla cosca operando su Catanzaro. In questo contesto, si sarebbe collocato al vertice di un'organizzazione capace di produrre sistematicamente fatture per operazioni inesistenti. Questo meccanismo illecito avrebbe soddisfatto le esigenze di altri imprenditori ritenuti riconducibili.