Il Coordinamento concessionari demaniali pertinenziali italiani lancia un forte allarme da Bologna, il 6 ottobre 2026, riguardo la situazione critica dei gestori di stabilimenti balneari dotati di strutture in muratura. Con l'introduzione delle nuove gare per le concessioni balneari, in ottemperanza alla direttiva Bolkestein, la categoria evidenzia il rischio concreto che gli ingenti investimenti sostenuti negli anni per la ristrutturazione e la manutenzione di fabbricati fissi in riva al mare, unitamente al pagamento di imposte come l’IMU, possano tradursi in un indennizzo nullo o irrisorio al momento della cessazione della concessione.

A sollevare la questione è l’avvocato Bartolo Ravenna, portavoce del Coordinamento, il quale denuncia apertamente l’assenza di adeguate tutele e il mancato coinvolgimento della categoria nel dibattito sul bando-tipo attualmente in fase di elaborazione presso il Ministero dei Trasporti. Il problema centrale riguarda specificamente i concessionari pertinenziali, ovvero quegli operatori che gestiscono stabilimenti dotati di fabbricati fissi e non solo di strutture amovibili. Alla scadenza delle concessioni, le opere non amovibili sono destinate a passare allo Stato senza alcun compenso per il concessionario. Secondo le stime del Coordinamento, con l'avvento delle nuove gare, la platea nazionale dei concessionari pertinenziali interessati da questa problematica si amplierebbe fino a coinvolgere circa 7.740 imprese.

Il nodo delle opere non amovibili e la disparità di trattamento

Ravenna sottolinea una distinzione fondamentale tra i concessionari di pertinenze demaniali, che operano su edifici già acquisiti dallo Stato, e quei concessionari che hanno edificato in muratura e vedranno i propri immobili incamerati solo dopo l'esito delle gare. La categoria denuncia una grave disparità rispetto a chi gestisce esclusivamente aree libere: mentre ombrelloni e lettini possono essere facilmente rimossi o ceduti al concessionario subentrante, un edificio in muratura, con tutti gli interventi eseguiti su tetti, strutture, impianti e le riparazioni necessarie dopo eventi come le mareggiate, rimane di proprietà dello Stato e a disposizione del nuovo gestore, senza un adeguato riconoscimento economico per chi ha investito.

Analizzando i dati territoriali, le rilevazioni elaborate dal portale Coste360 indicano la presenza di 593 strutture in muratura in concessione nell'Emilia-Romagna, delle quali 41 sono già state incamerate dallo Stato. Nella provincia di Rimini, le strutture interessate ammontano a 160, con 11 di esse già acquisite dal demanio. L'avvocato Ravenna sintetizza l'ampiezza di questa problematica con una chiara affermazione: "Non siamo più una piccola categoria", evidenziando la vasta portata del fenomeno a livello nazionale.

La situazione in Liguria e nell'Imperiese: un quadro preoccupante

Il quadro di criticità delineato dal Coordinamento si manifesta con eguale preoccupazione anche in Liguria. Nella provincia di Imperia, sono censite 123 strutture in muratura sul demanio marittimo, di cui 43 sono già state incamerate dallo Stato.

A Sanremo, tra gli stabilimenti e i locali citati che rientrano in questa casistica, figurano i bagni Fontana e Paradiso. La situazione evidenzia una problematica diffusa che richiede attenzione e soluzioni urgenti per garantire equità ai concessionari.