La Corte d’Appello di Milano, sezione lavoro, ha annullato la condanna civile che imponeva all'europarlamentare di Avs Ilaria Salis il pagamento di oltre 300 mila euro a due suoi ex assistenti, Valentina Dadda e François Gelmetti. La decisione, comunicata il 13 ottobre 2026, è stata motivata da un vizio procedurale fondamentale: un difetto nell’instaurazione del contraddittorio nel giudizio di primo grado. Questo significa che il procedimento, che vedeva Salis condannata a risarcire i due collaboratori per un licenziamento ritenuto ingiustificato, tornerà ora davanti al Tribunale per una nuova valutazione.

L'annullamento del provvedimento di primo grado, che prevedeva il pagamento di un compenso mensile per un importo complessivo superiore a 300 mila euro a favore degli ex collaboratori, è stato dichiarato dalla sezione lavoro della Corte d’Appello. I giudici hanno accolto pienamente la richiesta avanzata dai legali dell'europarlamentare, Federico Manfredi e Chiara Romeo, che avevano sollevato la questione della nullità. La comunicazione ufficiale del provvedimento alle parti è giunta nella mattinata del 13 ottobre 2026, con la notizia che si è diffusa da Milano intorno alle 10:54.

Il difetto procedurale e le irregolarità nelle notifiche

La questione centrale esaminata in appello ha riguardato le modalità di avvio del giudizio di primo grado.

I legali di Ilaria Salis, gli avvocati Federico Manfredi e Chiara Romeo, avevano insistentemente richiesto l’annullamento della condanna, basando la loro argomentazione sulla presenza di irregolarità sostanziali nelle notifiche degli atti processuali. La linea difensiva ha evidenziato come tale difetto avesse di fatto impedito all'europarlamentare di avere piena e tempestiva conoscenza degli atti, compromettendo gravemente la sua possibilità di partecipare attivamente al processo e di esercitare appieno il proprio diritto alla difesa, un principio cardine del nostro ordinamento giuridico.

È fondamentale sottolineare che il dibattito davanti alla giudice del lavoro Silvia Marina Ravazzoni, e successivamente in appello, si è limitato esclusivamente alla validità della notifica degli atti e non è entrato nel merito della vicenda che ha coinvolto Ilaria Salis e i suoi ex collaboratori.

La decisione della Corte d’Appello ha quindi avuto come oggetto la regolarità procedurale del precedente contraddittorio. L'accoglimento della richiesta di nullità comporta che la sentenza di primo grado è stata integralmente cancellata e l'intero fascicolo processuale dovrà tornare davanti al Tribunale per una nuova istruttoria e un nuovo giudizio, senza che la Corte d'Appello si sia pronunciata sulla fondatezza o meno delle pretese avanzate nella controversia.

Le parti coinvolte e l'entità del risarcimento

Nel procedimento giudiziario erano coinvolti, da una parte, l'europarlamentare di Avs Ilaria Salis e, dall'altra, Valentina Dadda e François Gelmetti, i suoi due ex assistenti. Nel giudizio di primo grado, i collaboratori avevano ottenuto il riconoscimento dell’importo richiesto, pari a circa 300 mila euro, a titolo di risarcimento per il licenziamento che avevano contestato come ingiustificato. Questa somma rappresentava il compenso mensile che ritenevano loro spettante e che era stato oggetto della disputa legale.