Davanti alla Corte d’Appello di Milano, nell’udienza del 15 ottobre 2026, la difesa di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ha richiamato con forza la sentenza di primo grado relativa al disastro ferroviario di Pioltello, avvenuto il 25 gennaio 2018. L’avvocato Gabriele Casartelli, legale di RFI insieme al professore Ennio Amodio, ha sostenuto che l’organizzazione della società “ha funzionato come doveva funzionare”, evidenziando come il Tribunale avesse già riconosciuto la correttezza del sistema di controllo e gestione della società stessa. Il tragico evento, causato da un giunto in pessime condizioni, provocò la morte di tre persone e il ferimento di oltre cento.

RFI, imputata e responsabile civile nel procedimento, era stata assolta in primo grado. La difesa ha sottolineato il rispetto delle procedure interne e l’assenza di colpe organizzative, citando passaggi della sentenza che attestavano un approccio adeguato alla sicurezza da parte della società. I giudici di primo grado avevano infatti evidenziato l’“adeguatezza, in concreto del modello di gestione attuato in RFI”.

La sentenza di primo grado e le posizioni degli imputati

Nel febbraio 2025, il Tribunale aveva assolto otto imputati dalle gravi accuse di disastro ferroviario colposo, omicidio e lesioni colpose plurime. Tra gli assolti figuravano vertici e dirigenti di RFI, oltre alla stessa società, chiamata in causa ai sensi della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

L’unica condanna in primo grado aveva riguardato Marco Albanesi, ex capo dell’Unità dei manutentori, al quale erano stati inflitti cinque anni e tre mesi di reclusione.

Nel corso del giudizio d’appello, Albanesi ha presentato una richiesta di pena concordata con l’accusa, proponendo tre anni e quattro mesi. Nell’udienza del 15 ottobre, sono intervenuti anche i legali delle parti civili che hanno mantenuto la loro posizione nel processo, dopo che numerosi accordi di risarcimento erano stati conclusi al di fuori del procedimento giudiziario. Le argomentazioni delle difese proseguiranno nella prossima udienza, fissata per il 12 novembre.

Le richieste della Procura in appello

Già il 15 settembre 2026, davanti al collegio della quinta sezione d’appello, la pm Maura Ripamonti e la sostituta pg Olimpia Bossi avevano chiesto alla Corte di ribaltare in parte il verdetto di primo grado.

La Procura ha sollecitato la condanna a otto anni e quattro mesi per l’ex amministratore delegato di RFI, Maurizio Gentile, e per Umberto Lebruto. Per Vincenzo Macello, la richiesta è stata di sette anni e dieci mesi. Per RFI, infine, è stata ribadita la richiesta di una sanzione.