Un'ampia operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Torino e Ancona ha smantellato una presunta frode IVA internazionale nel settore del commercio di materie plastiche. L'intervento, reso noto a Torino il 7 ottobre 2026, ha portato all'esecuzione di 18 misure cautelari: otto arresti in carcere, tre arresti domiciliari e sette provvedimenti interdittivi. Contestualmente, sono stati disposti sequestri di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 25 milioni di euro.

Le indagini, che coinvolgono imprenditori e professionisti, sono state coordinate dalla Procura europea (EPPO), ufficio di Torino.

L'accusa principale è di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi IVA, attraverso un complesso sistema basato sull'utilizzo di società cartiere, società filtro e operazioni inesistenti nel commercio di polimeri plastici.

Le misure cautelari e i sequestri

Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Torino ha emesso un totale di undici misure di custodia cautelare e sette provvedimenti di interdizione. I Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria di Torino e Ancona hanno meticolosamente ricostruito la struttura di questa presunta organizzazione criminale, che aveva la sua base operativa nelle Marche ma si estendeva con ramificazioni in diverse regioni italiane e in vari Paesi europei.

Il meccanismo fraudolento prevedeva l'impiego di società cartiere e filtro con sedi non solo in Italia, ma anche in Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Ungheria. Secondo la ricostruzione investigativa, queste entità avrebbero sistematicamente utilizzato fatture per operazioni inesistenti al fine di consentire indebite detrazioni dell'Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) applicata alle transazioni commerciali.

Il sofisticato schema della frode

La presunta frode è stata identificata come uno schema carosello, particolarmente diffuso nel commercio della plastica. Le fatture emesse per operazioni inesistenti riguardavano principalmente polimeri plastici e, in alcuni casi specifici, anche calzature.

Le società coinvolte in questo circuito criminale sono state descritte come prive di una reale struttura operativa e di dipendenti, intestate a prestanome e utilizzate esclusivamente per simulare passaggi commerciali fittizi.

Gli accertamenti condotti hanno rivelato un volume di fatture per operazioni inesistenti pari a circa 100 milioni di euro, accumulate nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022. Il danno stimato per i bilanci dell'Unione Europea e dello Stato italiano ammonta a circa 25 milioni di euro, una cifra che corrisponde anche al profitto illecito che si ritiene sia stato generato dalla frode contestata e che è stato oggetto dei sequestri.