Il 15 ottobre 2026, tre scuole superiori di Genova – il liceo Gobetti di Sampierdarena, l’istituto Calvino di Sestri Ponente e il liceo Lanfranconi di Voltri – sono state occupate. Le azioni si inseriscono sulla scia delle proteste studentesche in Francia e precedono lo sciopero nazionale del giorno successivo, il No Meloni Day, organizzato da Opposizione Studentesca di Alternativa (Osa).
Le principali rivendicazioni studentesche, condivise anche dal collettivo del Lanfranconi, riguardano il decreto Valditara, il carovita, il costo del carburante, la riforma degli istituti tecnici e professionali, e maggiori investimenti per la scuola pubblica anziché per le spese militari.
Si denunciano stagnazione stipendi, condizioni scolastiche precarie, precarietà dei professori e carenza personale non docente, tagli ai fondi per l’istruzione, aumento risorse per gli armamenti e mancata digitalizzazione. Gli studenti esprimono solidarietà ai lavoratori dell’ex Ilva e contestano il limite del 30% al numero di studenti stranieri per classe, definendolo “un'aberrazione”.
L'Istituto Calvino: la posizione dei docenti
All’Istituto Italo Calvino di Sestri Ponente, l’occupazione mira a riportare l’istruzione al centro del dibattito pubblico, chiedendo maggiori investimenti per la scuola rispetto alle spese militari e solidarietà verso i coetanei in protesta in Francia e Spagna.
I docenti del Calvino hanno espresso solidarietà alla protesta e alle sue rivendicazioni, precisando che discussioni su proteste giovanili europee e violenza scolastica erano già state affrontate internamente.
Hanno però criticato la narrazione mediatica locale, sostenendo che l’attenzione sia stata spostata su vicende marginali e già gestite dalla scuola. Hanno infine evidenziato come l’istituto venga spesso menzionato senza consultare il personale, prassi ritenuta inadeguata per un’informazione corretta e che distorce la realtà dei fatti.