Le indagini su un presunto caso di spionaggio e repressione ai danni di dissidenti cinesi a Milano sono state chiuse dalla Procura del capoluogo lombardo. Il procedimento vede coinvolte 10 persone indagate per ipotesi di associazione per delinquere, oltre a contestazioni di stalking e minacce rivolte all’attivista Teacher Li. La notizia, diffusa il 28 ottobre 2026, segna un passo significativo nell'inchiesta.
Tra gli indagati figurano quattro cittadini cinesi descritti come in continuo contatto con le autorità di Pechino. L’accusa principale riguarda la costituzione di un’associazione finalizzata a compiere azioni repressive e coercitive contro connazionali dissidenti presenti sul territorio milanese.
La chiusura delle indagini prelude ora alla richiesta di processo per i soggetti coinvolti.
Le accuse e il ruolo di Teacher Li
L’inchiesta, condotta dalla Digos della Polizia di Torino e coordinata dal pm Alessandro Gobbis, ha messo in luce una serie di attività illecite. Le contestazioni specifiche riguardano stalking, monitoraggio, pressioni e minacce dirette a Teacher Li, un influencer di 34 anni, noto attivista e dissidente, seguito da milioni di follower. Il cuore dell’indagine si concentra sulle presunte condotte volte a intimidire e controllare i dissidenti cinesi residenti a Milano.
La posizione dei 10 indagati è strettamente collegata alle ipotesi formulate dagli investigatori e dalla Procura milanese.
Gli elementi raccolti riguardano le persone coinvolte, i loro presunti contatti con le autorità cinesi e le attività illecite contestate, con particolare riferimento ai destinatari delle presunte pressioni. La vicenda giudiziaria procede quindi verso la fase della richiesta di rinvio a giudizio.
Precedenti e ordini di espulsione
Il caso si inserisce in un contesto più ampio di preoccupazioni legate alla repressione transnazionale. Già nel marzo 2026, le autorità italiane avevano emesso ordini di espulsione per otto cittadini cinesi, sospettati di condurre attività di spionaggio e intimidazione contro dissidenti politici in Italia per conto del governo cinese. Tale provvedimento era giunto a seguito di verifiche su operazioni di sorveglianza e presunti accessi informatici a database di polizia riguardanti dissidenti cinesi sotto protezione.
In quell'occasione, tre dei sospettati erano stati rimpatriati immediatamente. Un altro individuo risultava detenuto a Roma in attesa delle procedure di espulsione, mentre altri qu