A Modena, il 2 ottobre 2026, l'udienza sul caso di Salim El Koudri ha messo in luce aspetti cruciali riguardo la qualificazione del fatto e la valutazione psichiatrica dell'indagato. Al termine dei lavori in tribunale, l'avvocato Fausto Gianelli, difensore di El Koudri, ha confermato che la Procura, al momento, non ha contestato l'aggravante di terrorismo. La linea difensiva, invece, continua a collegare il gesto a un delirio e a una patologia psichiatrica, in un procedimento che riguarda l'attentato del 16 maggio a Modena.
Gianelli ha specificato con chiarezza: “La Procura oggi non ha contestato l'aggravante di terrorismo, vuol dire che, secondo la Procura, non c'è.
Il movente è un altro, non è il terrorismo, ma è un delirio più o meno compensato”. Il legale ha inoltre sottolineato che la Procura sta conducendo indagini su un fatto di grave entità e ha richiamato l'attenzione sulla scelta di non contestare aggravanti che pure erano state sollecitate da almeno due difese che rappresentano le vittime. In aula, i periti hanno ribadito il loro giudizio sulla capacità di intendere e volere dell'indagato, mentre per la difesa e i suoi consulenti il disturbo psichiatrico rimane un elemento di primaria importanza, incidendo significativamente sulla piena capacità di intendere e di volere dell'imputato.
La ricostruzione dei fatti e la perizia psichiatrica
Nel corso dell'udienza, un punto centrale della discussione ha riguardato il percorso compiuto da Salim El Koudri fino all'arrivo a Modena.
La difesa ha argomentato che l'indagato avrebbe guidato in modo regolare fino alla città, rispettando scrupolosamente le norme della circolazione stradale. Il cambio di condotta, secondo questa tesi, si sarebbe verificato solo all'ingresso di Modena. Gianelli ha descritto quel momento come un'improvvisa perdita di controllo, direttamente collegata alla patologia: “ha imboccato la strada ad alta velocità, facendo quella strage che abbiamo visto”.
La perizia psichiatrica ha rappresentato il fulcro dell'intera udienza e delle decisioni preliminari. Il giudice per le indagini preliminari ha infatti stabilito che Salim El Koudri era pienamente capace di intendere e di volere al momento della tragica strage del 16 maggio e, di conseguenza, è stato ritenuto idoneo ad affrontare il processo.
Questa importante decisione accoglie la perizia psichiatrica presentata e respinge con fermezza le obiezioni sollevate dalla difesa. Tale valutazione si inserisce nel continuo confronto tra la ricostruzione offerta dai periti nominati dal tribunale e la tesi difensiva, la quale insiste sulla presenza di un disturbo psichiatrico considerato altamente significativo per la comprensione del gesto.
Le presenze in aula e il nodo dell'aggravante
All'udienza erano presenti anche i familiari di Monica Esposito.