A Bologna, il 2 ottobre 2026, l'avvocato Gabriele Bordoni, difensore dei due poliziotti indagati per la morte di Abderrahim Fakir, ha attribuito il decesso del 42enne a una mancanza d'ossigeno dovuta alla droga. Questa posizione è stata espressa dal legale dopo aver consultato il proprio consulente di parte, il medico legale Matteo Tudini.

Bordoni ha indicato l'ipossia come causa centrale della morte, attribuendo il sanguinamento alveolare dei polmoni all'utilizzo smodato della cocaina. La sostanza è stata rilevata in un valore metabolico superiore di tre volte la dose letale.

Il legale ha escluso che il sangue nei polmoni derivi da una compressione meccanica, sostenendo la correlazione diretta con l'uso di cocaina. La sua dichiarazione si inserisce nel fascicolo della Procura.

Il dibattito sugli esiti tossicologici

Il caso riguarda la morte di Abderrahim Fakir, avvenuta il 19 luglio 2026 a Bologna, in via Svevo al Pilastro, durante un intervento di polizia. I primi esami tossicologici hanno rivelato la presenza di cocaina nel sangue e nei tessuti, un dato già emerso dall'autopsia. L'interpretazione di questi risultati è al centro di un acceso scontro tra le parti.

Per la difesa degli agenti, i test indicano un uso molto rilevante e protratto della sostanza, potenzialmente decisivo per il decesso, e non mostrano elementi compatibili con una compressione meccanica quale causa del sanguinamento.

La difesa collega il quadro clinico al sanguinamento alveolare indotto dalla droga.

La famiglia di Fakir, assistita dall'avvocato Fabio Anselmo, contesta tale interpretazione. Il legale ha evidenziato che la quantità di cocaina rilevata (300 nanogrammi/ml) non basterebbe, da sola, a spiegare il decesso, confrontandola con un intervallo di 500-600 nanogrammi/ml indicato come dose letale. Permane, inoltre, un forte contrasto sull'ipotesi di asfissia.

Gli accertamenti tecnici in corso

Gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura di Bologna proseguono, includendo analisi su campioni di sangue, encefalo, orina e contenuto gastrico. Nel procedimento sono coinvolti i consulenti nominati dalla Procura, così come quelli di parte.