Una rivolta è scoppiata nel tardo pomeriggio del 30 settembre 2026 all'interno della Casa circondariale Don Bosco di Pisa. La protesta, che ha coinvolto alcune decine di detenuti, ha portato al controllo di un intero reparto da parte dei reclusi. L'episodio è stato innescato dal presunto ritrovamento di microspie nelle celle e dalla successiva diffusione di una diretta su TikTok, attraverso la quale i detenuti hanno lanciato un appello per chiedere aiuto all'esterno.
All'esterno dell'istituto penitenziario, decine di agenti di polizia, carabinieri e polizia penitenziaria si sono mobilitati per gestire la situazione, mentre un'ambulanza del 118 è stata fatta entrare all'interno della struttura per eventuali necessità.
La rivolta è stata collegata direttamente alla scoperta di presunti dispositivi elettronici, indicati come "cimici" e "microcamere", che sarebbero stati collocati nelle celle con finalità investigative per intercettare le conversazioni dei reclusi. L'utilizzo di un telefono cellulare non autorizzato per trasmettere la diretta su TikTok ha ulteriormente alimentato le ragioni della protesta.
Dettagli della protesta e le reazioni
La protesta ha avuto inizio intorno alle 19:00 nel secondo reparto giudiziario della Casa circondariale Don Bosco. Le informazioni iniziali sull'accaduto erano ancora frammentarie, ma delineavano una situazione di forte tensione e disordine all'interno del carcere. Per cercare di riportare la calma e convincere i detenuti a interrompere la rivolta, sono intervenuti negoziatori della polizia penitenziaria, giunti appositamente da Roma.
Contemporaneamente, all'esterno del carcere di Pisa, si è radunato un significativo numero di persone, tra cui familiari, parenti e amici dei detenuti, a cui si sono uniti anche alcuni esponenti dell'area antagonista. Durante le fasi più concitate della protesta, si sarebbero verificati anche scontri tra alcuni detenuti e gli agenti della polizia penitenziaria. Questi episodi hanno reso necessario l'intervento di ambulanze all'interno della casa circondariale per prestare soccorso ai feriti.
Il contesto del presunto ritrovamento e la diretta TikTok
La diretta su TikTok, trasmessa con un telefono cellulare non consentito all'interno dell'istituto, ha rappresentato un momento chiave nell'escalation della protesta.
I detenuti hanno esplicitamente collegato l'inizio della loro azione alla scoperta dei dispositivi elettronici nelle celle e negli spazi a loro riservati. Nel racconto dei reclusi, un evento sospetto aveva preceduto il ritrovamento: il giorno precedente, la direzione del carcere li aveva fatti uscire dalle celle per un paio d'ore, motivando l'azione come una "prova di evacuazione". Questa circostanza è stata interpretata dai detenuti come un possibile pretesto per l'installazione delle microspie.