La Procura generale di Milano ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d’appello del 23 aprile 2026, che ha assolto Mattia Lucarelli, Federico Apolloni e altri tre imputati dall’accusa di violenza sessuale di gruppo. I fatti, che hanno coinvolto una studentessa statunitense, risalgono alla notte tra il 26 e il 27 marzo 2022.

I cinque imputati sono stati scagionati in appello con la formula “perché il fatto non sussiste”. In primo grado, con rito abbreviato, erano stati condannati a pene tra 2 anni e 5 mesi e 3 anni e 7 mesi, poi annullate.

Le pene maggiori (3 anni e 7 mesi) erano state inflitte a Mattia Lucarelli, figlio dell’ex attaccante del Livorno Cristiano Lucarelli, e a Federico Apolloni, entrambi 26 anni.

Il percorso giudiziario

Le indagini, coordinate dalla pm Alessia Menegazzo e condotte dalla Polizia, avevano portato agli arresti dei cinque imputati nel gennaio 2023, ai domiciliari. Nel procedimento di primo grado, un incidente probatorio aveva cristallizzato la testimonianza della studentessa dopo la denuncia.

La Corte d’Appello milanese, accogliendo la linea difensiva (avvocati Leonardo Cammarata e Francesca Nobili), ha ritenuto non provata una condotta idonea a incidere sul consenso della studentessa. Le motivazioni hanno definito fragile e non adeguatamente corroborata l’ipotesi accusatoria di pressione subdola e approfittamento di una minorata capacità di resistenza della giovane, alterata dall’alcol ma non obnubilata.

Il nodo del consenso

Per i giudici di secondo grado, è mancata la prova di “una concreta attività induttiva idonea a viziare il consenso” della ragazza. Tale valutazione ha minato la ricostruzione accusatoria. Nel giudizio abbreviato di primo grado, invece, il Gup Roberto Crepaldi aveva ritenuto provata un’azione collettiva volta a carpire il consenso della vittima.