Mena Istafanous, 26 anni, è stato rinvenuto senza vita nella sua cella carceraria la sera precedente, poco dopo le ore 20. Il giovane si è tolto la vita impiccandosi. Era stato arrestato in seguito a una grave e violenta aggressione avvenuta a Reggio Emilia, dove aveva ferito tre persone sconosciute all'interno di un distributore di benzina. Istafanous era noto per essere seguito dal Centro di salute mentale, un dettaglio che aveva già sollevato interrogativi sulla sua condizione al momento dei fatti.
L'episodio che aveva portato al suo fermo e successivo arresto lo vedeva accusato di aver colpito una donna con un cacciavite e di aver poi investito altre persone che erano intervenute nel tentativo di fermare la sua furia.
L'arresto era avvenuto con rapidità, nel giro di un'ora, grazie all'intervento della polizia di Stato che aveva gestito la situazione dopo i gravi fatti accaduti nell'area di servizio. La vicenda aveva coinvolto complessivamente tre feriti, destando grande preoccupazione nella comunità.
La dinamica dell'aggressione al distributore di benzina
La violenta aggressione si era consumata la domenica precedente, intorno alle ore 19, presso il distributore Ego situato in via Martiri di Cervarolo 71, nella città di Reggio Emilia. Mena Istafanous, nato proprio a Reggio Emilia e di origine egiziana, era stato identificato come il principale autore del ferimento delle tre persone. La prima vittima della sua azione fu una donna di 66 anni, residente a Scandiano, colpita con un cacciavite.
Dopo questo primo attacco, il giovane era salito a bordo della sua autovettura, una Seat Ibiza, e aveva deliberatamente diretto il veicolo contro alcune delle persone presenti nell'area del distributore, aggravando ulteriormente la situazione.
L'imputazione provvisoria formulata a suo carico faceva riferimento ad atti idonei a causare la morte di ben cinque persone. Tra queste vittime figuravano la donna di 66 anni già menzionata, un uomo di 42 anni, una donna di 24 anni, il 49enne Guido Ruozi e un'altra persona la cui identità non è stata specificata. Le conseguenze fisiche per le persone ferite furono di notevole entità: la donna di 66 anni riportò gravi fratture al femore e all'omero destro, oltre a una profonda ferita alla testa causata dall'arma bianca, con una prognosi stimata di un mese.
La donna di 24 anni subì fratture alla scapola e al naso, con una prognosi analoga. Il signor Ruozi, invece, riportò multiple fratture al perone, alla tibia e all'avambraccio, con una prognosi più lunga, di circa quaranta giorni, a testimonianza della violenza dell'impatto subito.
L'udienza di convalida e le decisioni giudiziarie
Durante l'udienza di convalida dell'arresto, che si tenne davanti al giudice per le indagini preliminari (gip) Francesco Panchieri, il 26enne Mena Istafanous si era avvalso della facoltà di non rispondere alle domande. La pubblica ministero Denise Panoutsopoulos, che aveva coordinato gli accertamenti condotti dalla squadra mobile, aveva richiesto per il giovane la misura della custodia cautelare in carcere.
Il giudice, valutati gli elementi a disposizione, aveva convalidato l'arresto e disposto la detenzione in carcere, richiamando esplicitamente il rischio di reiterazione del reato come motivazione fondamentale per la decisione. La difesa era rappresentata dall'avvocato Franco Berre.