Il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, è intervenuto l'8 ottobre 2026 sul progetto della nuova moschea cittadina. A margine della firma per la candidatura Unesco del Chilometro Quadrato della Carità, Repole ha definito il progetto una «occasione per riflettere» sul rapporto tra laicità, fenomeno religioso e dimensione sociale.

L'arcivescovo ha collegato la vicenda alla presenza pubblica delle identità religiose. Ha criticato una lettura della laicità come indifferenza strutturale al fenomeno religioso. Ha sottolineato che la religione non è solo individuale, ma tocca la società e la vita comune.

Laicità, Identità e Dialogo

Repole ha affermato che la laicità include la capacità di integrare la dimensione religiosa come componente strutturale dell’umano. Ha richiamato l'identità di ciascuno, il rispetto dell’identità altrui e la dimensione dialogica. Il progetto della nuova moschea è un'opportunità per riaprire il dibattito sul significato pubblico del fenomeno religioso.

Ha poi chiarito che la questione non riguarda l'assenza di identità. «Non si tratta di non avere un’identità», ha detto, indicando il dialogo come essenziale per la crescita personale e istituzionale. Per Repole, essere se stessi e in dialogo non sono contrapposti, ma concorrono all'evoluzione dell'identità di persone e istituzioni.

Il Contesto del Progetto a Torino

La vicenda riguarda il progetto della nuova moschea di Torino, nota come 'moschea ad Aurora'. Il tema ha generato dibattito su spazi di preghiera e valore identitario. Le parole di Repole si focalizzano sull'interpretazione sociale del fenomeno religioso e sul rapporto tra identità diverse.