Momenti di forte e inattesa tensione hanno caratterizzato il corteo studentesco a Torino, culminato nel pomeriggio del 16 ottobre 2026. Giunti in Piazza Castello, cuore della città, alcune centinaia di manifestanti si sono distinti dal resto del corteo, procedendo a coprirsi il volto e a lanciare con veemenza sassi e torce di segnalazione in direzione delle forze dell'ordine schierate. La notizia di questi disordini è stata diffusa alle 13:48, evidenziando la rapidità con cui la situazione è degenerata.
Durante i concitati momenti dei lanci, è stato chiaramente udito il grido: “Questa è la Prefettura, quella che non ci voleva far arrivare qua in piazza”, un'affermazione che sottolinea il bersaglio della protesta.
Le forze dell'ordine hanno risposto con decisione, impiegando gli idranti e lanciando alcuni lacrimogeni nel tentativo di disperdere la folla. Dalla piazza si è levato anche il coro in lingua francese “Tout le monde déteste la police”, a rimarcare il clima di ostilità. Nonostante l'intervento, il lancio di grossi sassi e di bottiglie di vetro è proseguito incessantemente mentre gli agenti tentavano di far arretrare i manifestanti, con alcuni momenti di contatto fisico e il continuo, energico impiego degli idranti per contenere la situazione.
Le ragioni e il percorso della protesta nel centro cittadino
La manifestazione si inserisce in un più ampio contesto di sciopero studentesco che ha animato Torino in questo venerdì, giungendo al culmine di una settimana già segnata da significative tensioni e da diverse occupazioni in vari istituti scolastici della città.
Diversi cortei hanno preso il via dai plessi in stato di agitazione, animati da striscioni eloquenti, fumogeni colorati e slogan incisivi che esprimevano le rivendicazioni degli studenti. Davanti al prestigioso liceo Gioberti, ad esempio, è apparsa la scritta “Soldi alla scuola no alla guerra. Scuole in rivolta per un futuro nuovo”, un messaggio chiaro sulle priorità. Tra gli slogan più ricorrenti e sentiti, si sono distinte le proteste contro la guerra, il razzismo e la cosiddetta “scuola-caserma”, espressione utilizzata per criticare un modello educativo percepito come eccessivamente repressivo e militarizzato.
Il corteo ha osservato una sosta strategica di circa mezz'ora, attendendo di congiungersi con la manifestazione parallela di Fridays for Future, per poi proseguire la marcia congiuntamente, unendo le forze delle diverse istanze.
Precedentemente, gli studenti si erano radunati nei pressi della sede della Città metropolitana, situata in prossimità della stazione di Torino Porta Susa, un nodo cruciale della viabilità cittadina. In quest'area si sono verificati ulteriori momenti di tensione, con il lancio di uova e sassi diretti verso i carabinieri che presidiavano l'ingresso dell'edificio istituzionale. A seguito di questi episodi di disordine, è intervenuto tempestivamente un mezzo della polizia equipaggiato con idranti, pronto a ristabilire l'ordine pubblico.
Le misure preventive e le identificazioni a seguito dei disordini
In previsione degli eventi e per garantire la sicurezza pubblica, era stata emanata un'ordinanza prefettizia già il 15 ottobre, il giorno precedente la protesta.
Il provvedimento vietava esplicitamente, in assenza di giustificato motivo, l'utilizzo di caschi, maschere e qualsiasi altro oggetto idoneo a celare il volto, oltre alla detenzione e all'uso di fumogeni e materiale esplodente, considerati potenzialmente pericolosi. Nelle zone specificamente interessate dai percorsi dei cortei, era altresì proibito il consumo e la detenzione in luogo pubblico di bevande contenute in bottiglie di vetro e lattine, nonché di altri contenitori potenzialmente pericolosi per l'incolumità dei partecipanti e dei cittadini.
A margine delle manifestazioni e per fare chiarezza sugli episodi di violenza, le forze dell'ordine hanno proceduto all'identificazione di una quindicina di giovani nelle vie interessate dagli eventi.
Questo intervento rientra nelle azioni di controllo e monitoraggio attuate per garantire il rispetto delle disposizioni e la sicurezza pubblica durante le proteste studentesche, cercando di individuare i responsabili dei disordini.