A Prato, il 14 ottobre 2026, sono state eseguite misure cautelari nei confronti di cinque cittadini cinesi. I provvedimenti rientrano in un’indagine per sfruttamento del lavoro, intermediazione illecita e impiego di manodopera clandestina. L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza di Prato e coordinata dalla procura locale, ha coinvolto una stireria collegata all’impresa individuale Confezione Orchidea.

Le indagini hanno rivelato che, da novembre 2023, almeno otto lavoratori – sette cinesi e un pakistano, tra cui un immigrato irregolare – sarebbero stati impiegati senza regolari contratti e in gravi condizioni di sfruttamento.

I turni si estendevano per tutti i giorni della settimana, coprendo 13 ore al giorno, con pause di soli 10 minuti, durante le quali i dipendenti dovevano rimanere sul posto di lavoro.

Le misure cautelari

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha emesso provvedimenti significativi. Per due imprenditori cinesi, considerati i gestori occulti dell’impresa individuale Confezione Orchidea – un uomo di 41 anni e una donna di 39, entrambi originari dello Zhejiang – è stato disposto il divieto di dimora nella provincia di Prato. A questi si aggiunge il divieto temporaneo, della durata di 12 mesi, di esercitare imprese o ricoprire uffici direttivi.

La stessa misura interdittiva, il divieto temporaneo di esercitare imprese o uffici direttivi per 12 mesi, è stata estesa ad altri tre cittadini cinesi, anch’essi provenienti dallo Zhejiang.

Si tratta di un uomo di 38 anni, identificato come l’amministratore formale e legale rappresentante dell’impresa, e due figure, un uomo di 69 anni e una donna di 64 anni, indicati come collaboratori familiari dei due imprenditori occulti.

Il ruolo del consulente per la sicurezza

L’inchiesta ha coinvolto anche un consulente italiano specializzato in sicurezza sul lavoro, la cui posizione è stata oggetto di perquisizione. L’uomo è indagato per concorso in falso in atto pubblico per induzione. L’accusa si concentra su presunti attestati di partecipazione a corsi di formazione per i lavoratori. Secondo gli inquirenti, tali attestati sarebbero stati utilizzati per simulare l’adempimento delle prescrizioni imposte dalla ASL locale e ottenere l’estinzione di un reato contravvenzionale.

Questo aspetto legato alla formazione si inserisce nel quadro delle contestazioni principali emerse dall’indagine, evidenziando un tentativo di eludere le normative e nascondere le reali condizioni di impiego.