Un immobile a Spoleto è stato posto sotto sequestro nell'ambito di un'indagine che ipotizza una presunta truffa legata ai contributi post-sisma. Per l'edificio erano stati ottenuti fondi per un ammontare di 1,5 milioni di euro, destinati alla ristrutturazione a seguito dei danni causati dal terremoto del 2016. L'inchiesta coinvolge direttamente il proprietario dell'immobile e il geometra che ha ricoperto il ruolo di direttore dei lavori.

Il provvedimento di sequestro è stato eseguito congiuntamente dai carabinieri del nucleo forestale di Spoleto e dalla Guardia di finanza.

L'ipotesi investigativa centrale riguarda dichiarazioni ritenute false relative alle condizioni del fabbricato al momento dell'evento sismico: l'edificio sarebbe stato, infatti, indicato come abitato e pienamente conforme sotto il profilo igienico-sanitario, informazioni che gli inquirenti ritengono non veritiere.

Le gravi contestazioni mosse nel procedimento giudiziario includono i reati di falsità ideologica di privato in atto pubblico, truffa aggravata ai danni dello Stato e mancata dichiarazione di conflitto d'interesse. La Procura della Repubblica di Spoleto ha formalmente iscritto nel registro degli indagati due figure chiave: il proprietario dell'immobile e il tecnico professionista. Quest'ultimo, in particolare, aveva assunto molteplici responsabilità, agendo come istruttore della pratica, progettista architettonico, progettista degli impianti e direttore dei lavori.

Un ulteriore elemento sotto la lente degli investigatori è il suo precedente ruolo di titolare della ditta esecutrice dei lavori, ora intestata al nipote, circostanza che solleva interrogativi su un possibile conflitto d'interesse.

Le indagini sul cantiere e la documentazione

Nell'ambito di un'operazione di controllo denominata "Casa sicura", i carabinieri forestali hanno condotto un'approfondita verifica sul cantiere e sulla vasta documentazione presentata per l'ottenimento dei contributi. Le indagini hanno visto la partecipazione attiva anche dell'Ufficio speciale per la ricostruzione dell'Umbria, il quale ha effettuato un'ispezione mirata all'interno dell'immobile oggetto degli interventi di ricostruzione post-sisma.

Dagli accertamenti minuziosi è emerso un significativo e sospetto divario tra quanto dichiarato e quanto effettivamente realizzato: i lavori svolti sul fabbricato corrispondevano a circa il 30% dell'opera complessiva, a fronte di richieste di contributi che ammontavano al 70% dell'importo totale riconosciuto. Questa discrepanza sostanziale tra l'avanzamento dei lavori e i fondi richiesti costituisce uno degli elementi probatori fondamentali al centro della contestazione di truffa aggravata ai danni dello Stato.

Alla medesima indagine si collega strettamente l'accusa di falsità ideologica, specificamente riferita alle attestazioni riguardanti lo stato e le condizioni dell'immobile nell'anno 2016.

Le verifiche hanno riguardato in particolare la dichiarazione secondo cui l'edificio era regolarmente abitato durante il periodo della sequenza sismica e che risultava pienamente conforme dal punto di vista igienico-sanitario. Tali dichiarazioni, dopo gli accertamenti condotti, sono state ritenute non corrispondenti alla reale situazione riscontrata dagli investigatori.