La Corte d’Assise di Perugia ha disposto una perizia psichiatrica per il giovane imputato nel processo per istigazione o aiuto al suicidio. La decisione è stata presa in relazione alla tragica morte di Andrea Prospero, uno studente diciannovenne originario di Lanciano, trovato senza vita a Perugia il 29 gennaio 2025. Il provvedimento, che accoglie la richiesta avanzata dal pubblico ministero, mira a fare piena luce sulle condizioni mentali dell'accusato al momento dei fatti.
L’accertamento peritale avrà il compito di valutare approfonditamente lo stato psichico dell’imputato, la sua effettiva capacità di intendere e di volere nel periodo in cui si sarebbero svolti i fatti contestati, e l’eventuale sua pericolosità sociale.
Secondo l'accusa, il giovane avrebbe attivamente incoraggiato Prospero, attraverso una serie di conversazioni in chat, ad assumere farmaci che si sarebbero poi rivelati fatali per il ragazzo.
Il rinvio dell'udienza e le posizioni in aula
L’udienza è stata rinviata al 29 ottobre 2026, data in cui verrà formalmente conferito l’incarico per la perizia psichiatrica. Durante la seduta, in aula erano presenti l’imputato, accompagnato dai suoi legali, e i familiari della vittima, tra cui il padre e la sorella di Andrea Prospero, costituiti parte civile. La difesa dell'imputato ha scelto di rimettersi alla decisione della Corte, accettando di fatto l'opportunità di questo nuovo accertamento. Al contrario, la parte civile si è fermamente opposta alla disposizione della perizia, richiamando probabilmente gli elementi già acquisiti nel corso del dibattimento.
Gli argomenti presentati in dibattimento
La richiesta di perizia è emersa in aula in stretta connessione con il quadro psichico dell’imputato e la necessità di definire con precisione i profili richiesti dalla Corte per una valutazione completa. Il pubblico ministero ha sottolineato l'assenza, fino a questo momento, di elementi clinici pregressi che potessero documentare una patologia psichiatrica conclamata a carico dell'imputato. D'altra parte, la consulenza tecnica presentata dalla difesa ha prospettato per l'accusato una significativa compromissione della capacità di comprendere il disvalore della propria condotta. Tuttavia, la pubblica accusa ha evidenziato la presenza di “profili critici” all'interno di tale consulenza, ribadendo l'assenza di una storia clinica documentata dell'imputato e di precedenti diagnosi psichiatriche che potessero supportare tale tesi.
Il ruolo centrale della perizia nel processo
La decisione della Corte d’Assise di disporre la perizia psichiatrica conferma l'importanza cruciale che l'accertamento sullo stato mentale dell’imputato riveste per l'intero processo. La perizia avrà il compito di verificare in modo approfondito tutti quegli aspetti che possono incidere direttamente sulla valutazione della capacità di intendere e di volere del giovane al momento dei fatti, e sulla sua eventuale pericolosità sociale. Il procedimento giudiziario rimane dunque strettamente legato alla tragica morte dello studente diciannovenne e, in particolare, alle conversazioni in chat che, secondo l'accusa, sarebbero state il mezzo attraverso il quale il giovane imputato avrebbe incoraggiato Andrea Prospero ad assumere i farmaci che ne hanno causato il decesso.
Il reato contestato: istigazione o aiuto al suicidio
Il procedimento giudiziario in corso si concentra sull'ipotesi di reato di istigazione o aiuto al suicidio, un'accusa grave che la Procura ha mosso nei confronti del giovane. Questa fattispecie di reato prevede specifiche condizioni per la sua configurabilità e la perizia psichiatrica disposta dalla Corte d'Assise sarà fondamentale per definire con maggiore chiarezza il contesto e le responsabilità individuali nel tragico evento che ha portato alla morte di Andrea Prospero.