Il collettivo Osa Torino (Opposizione studentesca d’alternativa) ha annunciato il 5 ottobre 2026 l’occupazione di due importanti istituti superiori del capoluogo piemontese: il Carlo Ignazio Giulio e il Liceo Regina Margherita. La notizia, diffusa alle 09:45, ha collegato immediatamente la protesta a una serie di rivendicazioni urgenti: la richiesta di diritto allo studio per tutti, l'esigenza di condizioni scolastiche più dignitose e la ferma contestazione di razzismo, guerra e un modello scolastico percepito dagli studenti come repressivo.
Nel cuore della mobilitazione, il collettivo ha voluto chiarire la propria posizione sul tema degli studenti stranieri, affermando con forza che «il problema della scuola non sono gli stranieri», ma piuttosto l'operato di chi governa e non riesce a instaurare un dialogo costruttivo con i giovani e a rispondere efficacemente alle necessità del sistema educativo.
Gli studenti del collettivo Osa hanno bloccato le lezioni in entrambi gli istituti, che condividono lo stesso edificio nel quartiere di San Salvario a Torino.
La protesta si estende anche alla contestazione del disegno di legge governativo sulla scuola e alle problematiche legate al conflitto bellico, evidenziando una più ampia visione critica delle politiche attuali. Nel messaggio diffuso dal collettivo, risuona lo slogan «Facciamo come in Francia», un chiaro richiamo a precedenti mobilitazioni studentesche. Al momento della protesta, gli studenti e le studentesse si sono radunati nel cortile, dove hanno esposto uno striscione, rifiutandosi di seguire le lezioni.
Le motivazioni al centro della mobilitazione
Osa Torino ha presentato l'occupazione come un'azione decisa contro il razzismo, contro la guerra e contro una scuola che, secondo la visione del collettivo, sta subendo una trasformazione in una vera e propria caserma. La richiesta centrale è che le risorse economiche vengano destinate prioritariamente ai problemi concreti evidenziati dagli studenti, anziché essere impiegate per scopi bellici. Il messaggio chiave della mobilitazione è stato sintetizzato nella dichiarazione: «Oggi abbiamo deciso di occupare per lanciare un messaggio forte: contro il razzismo, la guerra e una scuola che il governo vuole trasformare sempre più in una caserma!».
Il comunicato del collettivo ha ribadito con forza la necessità di garantire il diritto allo studio a tutti e di assicurare condizioni più dignitose per chi frequenta quotidianamente gli ambienti scolastici.
Questa richiesta è strettamente legata alla situazione reale delle infrastrutture e al clima generale all'interno degli istituti, con un'attenzione particolare alle condizioni del Liceo Regina Margherita e del Carlo Ignazio Giulio.
Le criticità strutturali e le condizioni scolastiche
Gli studenti hanno denunciato una serie di criticità strutturali che rendono le infrastrutture scolastiche pericolanti. Tra i problemi citati figurano tetti che crollano, porte bucate, termosifoni non funzionanti, scuole che si trasformano in veri e propri cantieri aperti e persino la presenza di pioggia nelle palestre. Queste problematiche evidenziano una situazione di degrado che compromette la sicurezza e la dignità dell'ambiente di apprendimento, rafforzando la richiesta di interventi urgenti e di una maggiore attenzione alle esigenze reali della comunità scolastica.