Milano, 6 ottobre 2026 – Il Tar di Milano ha respinto tutti i ricorsi contro la vendita dello stadio di San Siro e delle aree circostanti dal Comune di Milano a Inter e Milan. La decisione riguarda il passaggio del Meazza ai due club per la realizzazione del nuovo stadio. Con il rigetto dei ricorsi, il percorso per il nuovo impianto e il conseguente abbattimento dello stadio Giuseppe Meazza può proseguire.

Il tribunale amministrativo ha esaminato cinque ricorsi presentati da associazioni e cittadini, il più datato risalente al 2022. Le contestazioni riguardavano la vendita del Meazza ai club e le aree collegate.

La sentenza ha riunito tutti i procedimenti, respingendo sei motivi. Il pronunciamento chiude questa fase del contenzioso amministrativo sulla vendita dello stadio e delle aree circostanti.

La vendita del Meazza e le contestazioni

Il fatto centrale riguarda il compendio di San Siro, che include lo stadio Giuseppe Meazza e le aree circostanti. La vendita è stata impostata dal Comune di Milano a favore di Inter e Milan per la realizzazione del nuovo stadio. I ricorsi di associazioni e cittadini avevano contestato l’operazione. Il rigetto di tutti i motivi esaminati dal tribunale amministrativo consente ai club di proseguire il progetto per il nuovo impianto, che prevede anche l’abbattimento del Meazza.

La vicenda ha coinvolto il Comune di Milano, i due club calcistici, il Tar di Milano e i soggetti ricorrenti. Il provvedimento del tribunale amministrativo è intervenuto dopo la riunione dei procedimenti aperti sulla vendita dello stadio e delle aree interessate. La decisione ha confermato il rigetto di cinque ricorsi e sei motivi.

Il contesto delle iniziative contro i lavori

Prima della decisione del Tar, i lavori nell’area di San Siro erano stati oggetto di una diffida inviata al Comune di Milano in seguito alla demolizione della biglietteria sud. L’iniziativa, presentata dall’avvocata Veronica Dini per conto della Fondazione Jdentità bianconera, chiedeva lo stop alle ruspe e ai lavori collegati al nuovo stadio.

La diffida contestava l’uso della Scia per opere propedeutiche, sostenendo che si stessero anticipando i cantieri con procedure improprie, mentre la vendita e la demolizione del Meazza erano ancora in fase di valutazione.