Una mobilitazione studentesca di ampia portata ha animato il centro di Torino il 16 ottobre 2026, culminando con l'azione di decine di giovani che sono saliti sul monumento a Vittorio Emanuele II. Durante il corteo studentesco, che ha visto un progressivo aumento dei partecipanti lungo il suo percorso, i manifestanti hanno esposto numerosi striscioni, acceso fumogeni colorati e intonato il celebre canto partigiano "Bella ciao". Particolarmente veementi sono stati gli slogan rivolti contro Roberto Vannacci, tra cui l'affermazione esplicita: "La nonna partigiana ce lo ha insegnato, uccidere un fascista non è reato", scandita con forza durante la sosta davanti al monumento.

In un altro frangente della giornata, in piazza Solferino, le forze dell'ordine sono intervenute per identificare otto giovani che avevano il volto coperto, un'azione volta a mantenere l'ordine pubblico. Dopo la significativa tappa al monumento, il corteo ha ripreso il suo cammino attraverso le vie della città, proseguendo la manifestazione che ha coinvolto attivamente studenti delle scuole superiori, universitari e diversi collettivi, tutti presenti in varie zone del centro cittadino per esprimere le proprie rivendicazioni.

La tappa simbolica al monumento

La sosta al monumento a Vittorio Emanuele II ha rappresentato un momento di forte impatto visivo e simbolico all'interno della protesta. Questa fase della manifestazione è avvenuta dopo il passaggio davanti alla GAM, all'angolo tra corso Galileo Ferraris e corso Vittorio Emanuele II.

In quel punto, alcuni manifestanti hanno scelto di arrampicarsi sulla statua, dove hanno acceso fumogeni, esponendo bandiere e striscioni ben visibili. La presenza dei ragazzi sul monumento ha segnato uno degli elementi più evidenti e fotografati del corteo, mentre i cori e gli slogan diretti contro Vannacci hanno accompagnato e rafforzato il messaggio politico espresso dai partecipanti.

Origini e percorsi della mobilitazione

La mobilitazione studentesca aveva preso il via da Palazzo Nuovo, snodandosi attraverso due cortei distinti che hanno poi converguto. Il primo era composto principalmente da universitari appartenenti ai collettivi Cambiare Rotta e OSA, insieme ad altri gruppi studenteschi.

Questo fronte sfilava con uno striscione in testa che recitava chiaramente: "Per il diritto allo studio, per il futuro, per tutto. Noi la guerra non la paghiamo". Parallelamente, un secondo corteo, promosso da associazioni ambientaliste come Fridays for Future, Extinction Rebellion e Legambiente, seguiva un percorso separato, interamente dedicato alle urgenti tematiche climatiche e ambientali.

Le rivendicazioni degli studenti

Il corteo degli universitari ha percorso via Verdi per poi congiungersi con gli studenti dei licei e degli istituti superiori in piazza XVIII Dicembre, unendo così le diverse anime della protesta. Al centro delle rivendicazioni vi era il fondamentale diritto allo studio e la ferma richiesta di maggiori risorse e investimenti per il settore dell'istruzione pubblica.

Attraverso il megafono, i manifestanti hanno denunciato con forza diverse criticità che affliggono quotidianamente scuole e università: tra queste, aule sovraffollate, problemi strutturali dovuti a infiltrazioni, studentati fatiscenti e una grave e cronica carenza di posti letto disponibili per gli studenti fuori sede. La parte studentesca della piazza ha espresso in modo chiaro e unitario il proprio dissenso verso le attuali condizioni e le politiche governative.