L’arcivescovo Paul Stagg Coakley, presidente della Conferenza episcopale dei vescovi degli Stati Uniti, ha espresso una ferma critica il 9 ottobre 2026, da Città del Vaticano, in merito alla decisione del Dipartimento della guerra di Washington. La contestazione riguarda la scelta di trasmettere in diretta streaming l’esecuzione tramite fucilazione di Nidal Hasan, l’ex maggiore dell’esercito condannato per la tragica strage di Fort Hood del 2009. Questa presa di posizione evidenzia il dibattito etico e morale sulla visibilità pubblica di una condanna a morte.

Coakley ha voluto chiaramente distinguere la condanna dei crimini efferati attribuiti a Hasan dalla valutazione della modalità scelta per l’esecuzione. Il presidente dei vescovi statunitensi ha dichiarato con forza: “Il nostro Dio è il Dio della vita: in nessun modo le azioni di Hassan possono essere giustificate, ma questa decisione è una promozione barbara di una cultura di morte e deve essere riconsiderata”. Questa affermazione racchiude il punto centrale della sua critica: la richiesta esplicita di ripensare la decisione sulla diretta, senza in alcun modo giustificare le gravi azioni per le quali Hasan è stato condannato.

La decisione sulla diretta e il caso Fort Hood

La complessa vicenda vede al centro Nidal Hasan, identificato come ex maggiore dell’esercito e, in un contesto più specifico, come ex psichiatra dell’esercito.

Hasan è stato condannato per la devastante sparatoria avvenuta nel 2009 nella base militare di Fort Hood, in Texas, un evento che causò la morte di 13 persone e il ferimento di altre 32. L’esecuzione, che avverrà tramite plotone d’esecuzione, è stata fissata per il 3 dicembre 2026 e si svolgerà proprio a Fort Hood.

Un funzionario del Pentagono ha confermato che l’esecuzione sarà trasmessa in livestream, precisando che i dettagli specifici della diretta saranno comunicati in un secondo momento. Questa controversa decisione ha ricevuto il sostegno del segretario alla Difesa Pete Hegseth, il quale ha collegato la scelta al luogo, al giorno e all’orario approssimativo dell’attacco del 2009. Il caso, dunque, intreccia la delicata questione della pena capitale con la scelta di renderla accessibile e visibile attraverso una trasmissione in diretta pubblica.

Condanna, pena capitale e procedura militare

La condanna a morte di Hasan risale al 2013, quando fu riconosciuto colpevole per un totale di 45 capi d’accusa, che includevano sia omicidio premeditato sia tentato omicidio premeditato. La procedura stabilita per la sua esecuzione è la fucilazione. È importante sottolineare che, nel quadro del diritto militare statunitense, l’esecuzione tramite plotone d’esecuzione richiede una specifica e necessaria approvazione presidenziale, aggiungendo un ulteriore livello di complessità e rilevanza alla vicenda.