La Corte d'Assise di Vicenza ha pronunciato la sentenza di primo grado nei confronti di Paola Pettinà, condannandola a 28 anni e 6 mesi di reclusione. La donna, una badante di 47 anni, era accusata di aver commesso due omicidi e tre tentati omicidi. I gravi fatti contestati riguardano la somministrazione di psicofarmaci ai pensionati di cui si prendeva cura e al suo ex compagno. La decisione è stata resa nota a Vicenza il 9 ottobre 2026, al termine di un procedimento giudiziario che ha destato notevole attenzione.

La Procura, nel corso del dibattimento, aveva avanzato una richiesta ben più severa, sollecitando per la badante l'ergastolo.

Nonostante la gravità delle accuse e la richiesta dell'accusa, la Corte ha optato per una pena detentiva significativa ma inferiore. Durante le udienze, Pettinà, assistita dall'avvocato Roberto Busa, aveva espresso le proprie scuse in aula, dichiarando di aver “provocato dolore e sofferenza” alle vittime e ai loro familiari.

Le gravi accuse nel processo di primo grado

Al centro del procedimento giudiziario vi erano le accuse relative alla somministrazione illecita di psicofarmaci. Secondo quanto emerso, la donna avrebbe utilizzato tali sostanze per colpire le persone assistite e il suo ex compagno. Il quadro accusatorio si è concentrato su due omicidi consumati e tre tentati omicidi, delineando un modus operandi che ha portato alla morte di due anziani e al tentato avvelenamento di altre tre persone.

La richiesta di condanna all'ergastolo, con l'aggiunta di tre mesi di isolamento diurno, era stata formulata dalla Procura di Vicenza il 30 giugno 2026. Tale istanza era giunta al termine di una requisitoria complessa, protrattasi per oltre sette ore davanti alla Corte d'Assise. In quella specifica fase processuale, il pubblico ministero aveva anche provveduto a una parziale riqualificazione di uno dei capi d'imputazione più seri, trasformandolo da omicidio a lesioni aggravate, pur mantenendo la richiesta di massima pena per il complesso dei reati.

La difesa e le dichiarazioni spontanee dell'imputata

La strategia difensiva di Paola Pettinà è stata curata dall'avvocato Roberto Busa. L'imputata, nel corso delle udienze, aveva scelto di rilasciare dichiarazioni spontanee, manifestando il proprio rammarico per il dolore inflitto.

Nonostante le scuse e la linea difensiva, la sentenza di primo grado ha confermato la sua responsabilità, stabilendo una pena di 28 anni e 6 mesi di reclusione, in netto contrasto con la richiesta di ergastolo avanzata dalla Procura.

Il processo, svoltosi presso la Corte d'Assise di Vicenza, ha rappresentato il primo grado di giudizio per le gravi accuse di omicidio e tentato omicidio, tutti perpetrati mediante la somministrazione di psicofarmaci. La condanna conclude questa fase processuale, confermando le responsabilità della badante per i due omicidi e i tre tentati omicidi. La sentenza ha quindi delineato un quadro di colpevolezza per i reati contestati, ponendo fine al primo capitolo di questa vicenda giudiziaria.